La magia del Natale a Tallinn

Lo so. Guardando l’immagine di copertina di Tallinn e del suo mercatino di Natale nel centro storico, verrebbe voglia di correre in aeroporto e partire immediatamente! Almeno per godersi l’aria fresca, la neve dell’Estonia e le atmosfere della sua capitale.

Ricordo un Natale a Tallinn qualche anno fa. Una città davvero speciale e particolare: Il silenzio assoluto di alcune vie rotto solo dallo “scrocchiare” della neve sotto gli scarponi che si alterna alle strade più affollate di altre zone del centro. Tallinn ha un fascino tutto particolare che vi rapirà, soprattutto nel periodo natalizio, quando luci, neve e colori rendono ancora più incantato questo luogo già magico.

L’ albero di Natale

Si narra che il primo albero di Natale di Tallinn sia stato portato in città addirittura nel 1441 dalla Confraternita delle Teste nere. Se tale fatto corrispondesse a verità, l’albero di Natale di Tallinn sarebbe il primo albero di Natale ad essere stato collocato nella piazza di in una cittadina europea.
L’evento divenne di grande interesse per affari e per la nobiltà, tanto da attirare, durante ‘installazione dell’albero di Natale del 1711, Pietro il Grande, il Grande imperatore di Russia.

Ogni anno in Estonia si tiene un concorso per decretare l’abete più bello che andrà in piazza del Municipio a Tallinn durante le feste natalizie.
Qui verrà ricoperto da luci e addobbi prodotte dalla fabbrica Adam Decolight di Rapla, in Estonia, che crea luci per l’albero ma anche per strade, aeroporti e centri commercali in tutto il mondo.

I mercatini di Natale

Lo potete vedere dalla foto aerea della copertina ma, i mercatini di Natale di Tallinn sono un vero e proprio splendore. Tutto attorno all’albero di Natale nella piazza del Municipio del centro medioevale ci sono le casette di legno con tanti sapori e profumi della capitale estone.
Se vi capitasse di incontrare Babbo Natale in viaggio verso sud, non stupitevi troppo.
Chissà che non si fermi da queste parti a far riposare le renne!


Fonte e foto: Visit Estonia

Un indimenticabile viaggio di 70 giorni tra l’Islanda e le isole Fær Øer

E’ passato qualche anno da quel viaggio infinito tra l’Islanda, le isole Fær Øer e poi giù, passando dalla Scandinavia fino alla Spagna. Ma solo oggi, in un freddo weekend di dicembre mi sono messo a scannerizzare un po’ di quelle meravigliose foto scattate con la vecchia reflex per raccontare di quella splendida avventura.

Era una calda estate ( non così calda in Islanda ) del 2004 e mi avventurai in un lungo viaggio in giro per l’Europa senza ritorno ( nel senso che alla fine rimasi a vivere più di un anno in Irlanda).
Con me, almeno i primi giorni, c’era un compagno di viaggio, Matteo, col quale condivisi il primo giro della Ring Road Islandese in autobus.
Passammo la prima notte dentro le nostre scomode e fredde tende a bordo pista nell’Aeroporto di Keflavik, dopo essere atterrati in tarda serata.

Nei ricordi lontani ancora ho in mente un pescatore di Keflavik che ci raccontava della sua barca e di Baldur, una divinità della mitologia norrena.
Ci saremo portati il ricordo di entrambe per giorni e giorni.
Almeno fino al nostro arrivo a Höfn, il giorno della mitica partita di calcio

Ragazzini giocano a calcio in Islanda
Höfn, Iceland: La partita

Höfn fu il primo chiaro esempio del contrasto tra l’apparente desolazione dei paesini islandesi e la forte vita di gruppo che lega questo popolo.
Se cammini tra le case di qualche paese islandese sembra quasi di vivere in villaggi deserti ma, spesso capita di ritrovarti tra piccole feste e luoghi dove la gente si raccoglie o si incontra.
Nonostante tutto, io e Matteo fummo invitati da un gruppo di ragazzini a una partitella di calcio tra perfetti sconosciuti. E non fu l’unica occasione in cui qualcuno ci fece sudare nonostante il freddo…
Nel mio primo viaggio islandese ebbi, tra le altre cose, modo di testare una favolosa zuppa di pesce in un ristorantino di Höfn. Non chiedetemi il nome. Non potrei mai ricordare. Ricordo solo il freddo fuori e il calore della zuppa bollente.

Autobus tra la lava in Islanda
Escursione tra la lava in autobus

Nel nostro famigerato percorso tra le immense distese laviche islandesi, ricordo con chiarezza Landmannalaugar, se non altro per la difficile pronuncia in cui ci imbattemmo i primi tempi e anche per il freddo assurdo che patimmo nelle tende dopo il temporale che ci accolse tra i magnifici canyon della valle islandese affollata di turisti.
Così affollata che, quando ci venne la bella idea di affittare un bungalow per la notte, ci risposero che erano tutti prenotati da marzo! ( organizzatevi di conseguenza)

Jeep attraversa un fiume in Islanda
Landmannalaugar, Islanda: una jeep attraversa un fiumicciattolo

Altrettanto frustrante ma un po’ meno spettacolare dal punto di vista paesaggistico fu, qualche giorno dopo, la notte passata a Husavik. Io e Matteo partimmo per la solita passeggiata in giro per il villaggio ma, al nostro ritorno, trovammo la mia tenda completamente distrutta. Non so come fosse potuto accadere. Forse qualche ragazzino giocando a calcio. Fatto sta che io e Matteo ci stringemmo per un paio di notti nella sua tenda e, dopo un degno funerale vichingo alla mia, ci aggirammo tra le roulottes del campeggio libero di Husavik in cerca della verità.

Paesaggio islandese
Il suggestivo paesaggio islandese

A questo punto ci restavano poche tappe in comune. Saremmo passati da Dalvik, poi avremmo fatto ritorno ad Akureyri, la seconda città per importanza islandese, dove avrei ricomprato una tenda nuova. Da lì io avrei ripercorso in solitaria il giro dell’isola, mentre Matteo si sarebbe imbarcato per un volo da Keflavik in direzione Norvegia.

Dalvik ci accolse con il solito campeggio deserto gratuito e la partitella di calcio infangata coi ragazzini locali. Proticamente un campo di calcio con spogliatoi adattati a bagno pubblico in cui c’era solamente la tenda di Matteo, qualche ragazzino che giocava a calcio ( con noi) e la solita pioggerellina estiva.
Un freddo assurdo non ci abbandonò nemmeno dentro le docce, ma si dimenticò di noi quando, la sera, passando davanti a una palestra del villaggio, incontrammo un gruppo di ragazzi intenti a partecipare ad una festa privata.
Matteo aveva tanti difetti, ma il fatto che riuscisse a conoscere chiunque e in qualunque posto non mi dispiaceva affatto.
Girava addirittura voce , che fosse uno dei pochi che avesse veramente fatto sesso sull leggendaria “trombonave”, una delle navi della Viking line sommersa di leggende e dicerie che attraversa i mari del Nord.
Ma non mi ha mai raccontato nulla a riguardo. E io non gli ho chiesto nulla. Preferivo che il mito di gioventù restasse tale.

Comunque…camminavamo per Dalvik e Matteo si fermò a parlare con questo gruppo di ragazzi fuori dalla palestra. Fece di tutto per entrare ma, si sa, per gli islandesi una festa privata è privata. No si sgarra. Tuttavia ci portarono fuori bevande e cose da mangiare restando a parlare con noi tutta la sera.
Il giorno dopo incontrammo alcuni di loro in giro…e l’accoglienza fu quasi migliore che la sera prima.
Dicono che gli islandesi siano come i loro vulcani: freddi e ghiacciati fuori, ma caldi e “focosi” dentro. A Dalvik ebbi davvero la prova di questo lato del loro carattere.

La finale

top view photo of soccer field during day
Photo by Tom Fisk on Pexels.com

Di ritorno da Akureyri con la mia tenda nuovissima e ultramoderna, io e Matteo ci preparavamo a passare l’ultimo giorno insieme. Era un freddo giorno di luglio del 2004 e la Grecia si apprestava ad affrontare con pochissime speranze di vittoria il più blasonato Portogallo nella finale degli Europei di Calcio.
Matteo mi costrinse a prender posto in un affollatissimo pub di Selfoss, dove avremmo assistito alla probabile vittoria del Portogallo.
Infatti la Grecia si portò a casa un’inspiegabile vittoria e noi una quantità esagerata di cibo e birra islandese sufficienti a far arrivare il 90′.

In solitaria

autoritratto
Vik, Islanda: Io con la tenda nuova davanti a una casetta di legno islandese

Lasciai Selfoss un paio di giorni dopo sotto una pioggia gelida. Ero solo e corioso di scoprire nuovi angoli dell’Islanda. A Vik tornai nel solito campeggio e nella stessa casetta di legno in cui ero stato qualche anno prima.
La tenda era inzuppata di pioggia e pesava parecchio sulla mia schiena provata da queste prime settimane di viaggio.
Così decisi per un tetto più solido in attesa che la tenda si asciugasse.
Se durante il primo viaggio ero stato così fortunato da trovare la casetta tutta per me, questa volta la condivisi con una famigliola tedesca composta da madre, padre e due figlie.
Inutile dire che passai la notte in uno dei due letti matrimoniali col padre, mentre un po’ tutti smaltivamo la torta di compleanno di una delle due figlie, alla quale cantarono allegre canzoni in tedesco per tutta la sera.

Ripartito da Vik feci tappa di nuovo ad Akureyri, dove volevo imbarcarmi per l’Isola di Grimsey, l’unico punto dell’Islanda da cui passa il circolo polare artico.
Ho sempre avuto un debole per Akureyri: una bambina piccolissima di una bellezza straordinaria una volta mi si avvicinò e mi allungò la mano.
Poi la aprì e mi diede un sassolino nero.
Le chiesi cosa fosse e con un inglese perfetto pari a quello di una studentessa universitaria mi spiegò che si trattava di un pezzetto di lava islandese e che voleva regalarmelo.
E’ proprio vero! Il calore degli islandesi è pari a quello dei loro vulcani. Anche quando la lava si è già raffreddatta e indurita, evidentemente

Gli stercorari

stercoraro
Image by Eduardo Ruiz from Pixabay

Grimsey fu una bella sorpresa e una perfetta meta per una gita di un giorno. Un piccolo porticciolo una chiesetta coloratissima ( dentro e fuori) rendono particolare questa piccola isola un po’ fuori dal mondo.
Tuttavia Grimsey fu anche il secondo posto in cui mi ambattei nei famigerati stercorari, aggressivissimi uccelli artici, abituati ad attaccare dall’alto chiunque osi avvicinarsi al loro territorio.
Sia al Jokulsarlon che a Grimsey vi verranno dati bastoni lunghi un metro o più che servono a tenere lontani gli stercorari che “volano” sopra di voi.
La stessa cosa però non accadde quando arrivai a Bolungarvik, tra i fiordi dello Westfjordur.
A Bolungarvik fui attaccato da un gruppo piuttosto “aggressivo” di stercorari e, quando ormai la mia sottile felpa stava andando in brandelli, arrivò in mio soccorso una famigliola con un SUV.
Mi vidi spalancare le portiere di dietro e sentii urlare: ” entra, forza!”
Ma sui sedili posteriori c’erano due bambini piccolissimi e biondissimi che avevo paura di schiacciare entrando.
Alla fine la paura prevalse, saltai dentro e quel SUV scuro e mi misi in salvo.

Museo marittimo di Osvar, Bolungarvik
Bolungarvik,Islanda: Museo marittimo di Osvor

Il tempo intanto trascorreva e agosto si avvicinava con l’imminente fine dell’estate ( che in Islanda coincide con la metà di questo mese più o meno).
Una volta esplorato lo Westfjordur e visitata Ísafjörður, sarei tornato verso sud dove sarei rimasto tra i villaggi meno noti dell’isola.
Rimasi una notte a Blönduós ad ammirare la piccola chiesa colorarsi di arancione al calar della sera e l’indomani presi un furgone postale guidato da un simpatico signore islandese che non parlava una parola di inglese.
La mia destinazione era Sauðárkrókur e mi sarei fermato qui una notte.
Sarebbe stata l’ultima in tenda.
Io e il conducente del postale cercammo di comunicare e di capirci in qualche modo per tutto il viaggio finchè, a pochi minuti da Sauðárkrókur lui mi fece capire con ampi gesti e qualche parola, che avremmo dovuto accordarci per l’orario e il luogo di partenza del giorno dopo.
Il suo era l’unico mezzo semi-turistico che viaggiava da e per quel villaggio e, se non fossi partito con lui, avrei rischiato di passare il resto della mia vita in una piccola tenda “parcheggiata” in mezzo a un prato.

Sauðárkrókur, Islanda
Sauðárkrókur, Islanda: la mia tenda sotto il sole islandese

Entrati in paese l’intrepido conducente del furgone si mise così a cercare suo nipote che, mi fece capire, parlava benissimo inglese.
Un ragazzo biondo, alto e molto sicuro di sè, infilò la testa dal finestrino e con poche parole mi disse che avrei dovuto aspettare suo zio il giorno dopo alle 10.00 del mattino nello stesso punto in cui mi stava lasciando. Cioè in un punto approssimativo davanti al campeggio libero di Sauðárkrókur.

La mia penultima tappa era il minuscolo e impronunciabile villaggio di Kirkjubæjarklaustur ( se lo ripetete parecchie volte poi vi entra in testa), dove mi aspettava un’escursione per Þórsmörk.
Fu la più piovosa, bagnata, torrenziale e allagata escursione della mia vita. Ma vidi cose che solo in Islanda e in nessun altro paese al mondo avrei potuto vedere!

Þórsmörk, Islanda: un autobus 4x4  attraversa un fiume in piena
Þórsmörk, Islanda: un autobus 4×4 attraversa un fiume in piena

Un consiglio: se non siete islandesi evitate accuratamente di addentrarvi in zone troppo “inguidabili” solo perchè vi sentite forti della vostra super Jeep. Non fosse stato per un vecchio autobus 4×4 islandese ( si! quello della foto sopra), ora sarei qui a raccontare di una jeep trascinata via dal fiume, piuttosto che di un coraggioso autista islandese che ha trainato fuori dal fiume in piena un gruppo di turisti terrorizzati!

Bagnato ma felice potevo andare verso Seyðisfjörður, il colorato villaggio dove ha sede il porto islandese di attracco della Norröna.
Se non la conoscete è la nave, o meglio, l’enorme edificio multipiano, che viaggia tra la Danimarca, le Isole Faer Oer e l’Islanda.
Rimasi a dormire una notte in una scuola del villaggio e l’indomani mi imbarcai per le Faer Oer.
L’islanda ha così tanti turisti in rapporto alle strutture ricettive che, in altissima stagione, alcune scuole vengono utilizzate per accogliere i viaggiatori.
Quella sera, arrivai quando il villaggio era ormai sonnolento e deserto.
Il distributore automatico del benzinaio locale era l’unico che aveva ancora qualcosa da mangiare.
Presi uno snack con le ultime monete e mi incamminai tra le case del villaggio.
Passato qualche minuto si fermò un’auto e la conducente mi chiese se volevo un passaggio. Non posso nascondere che, fosse capitata la ragazza dei miei sogni, sarei rimasto a vivere anche al Polo Nord ma, dopo una breve conversazione e qlc tentativo di parlare con le poche parole di islandese che avevo imparato in questi 60 giorni, arrivammo davanti alla scuola.
Ringraziai, scesi dall’auto e capii ( ancora una volta)che quel viaggio doveva continuare.
A partire dal folle gruppo di italiani che arrivarono a notte fonda offrendomi ogni ben di Dio da mangiare…


Le isole Fær Øer

Torshavn
Torshavn

Sebbene fossimo ormai alle porte di settembre, i giorni che passai alle isole Fær Øer furono l’anticamera dell’estate. Una fase di alta pressione con giornate splendide e calde ( per la zona sia chiaro!) invasero le isolette in quei giorni.
Avevo prenotato un letto in ostello a Torshavn, la minuscola ma affascinante capitale faerorese ed ero rimasto senza soldi prima ancora di scendere dalla nave.
La mia vecchia carta di credito non poteva prelevare in un luogo tanto remoto ( per lei) e ci misi due o tre giorni a farmi spedire qualche soldo da casa.. Mi era accaduto qualcosa di simile in Turchia e a Trujillo, un piccolissimo villaggio dell’Extremadura in Spagna.
Condividevo la camerata mista dell’ostello di Torshavn con altre 4 persone: Antonio era un ragazzo spagnolo con cui condividevo lunghe passeggiate in giro per la capitale tutte le sere e lunghe chiacchierate sulle abitudini che legavano gli italiani e gli spagnoli ( come quella di non riuscire a stare troppo chiusi in casa col bel tempo).
Poi c’era una donna americana che si offrì più volte di prestarmi i soldi per proseguire il viaggio, ma preferivo cavarmela da solo e non spargere debiti in giro per il mondo.
Infine, c’erano due ragazzi svedesi che continuavano a palesare il loro desiderio di trasferirsi in Italia…e non ho mai capito il perchè…

faro a Torshavn
faro, Torshavn

Mykines

Da quando ho iniziato a viaggiare, Mykines è sempre stata una di quelle isole leggendare che volevo visitare. Assieme a Foula nelle Shetland. Perchè avevo visto foto, letto racconti e questa lontananza da tutto mi attirava più di ogni altra cosa.
E, devo ammettere, il viaggio fin qui ne valse assolutamente la pena.

barca alle isole Faer Oer
Una barchetta sulla “rotta” per Mykines

Mykines è abitata stabilmente da una quindicina di persone e da un numero incalcolabile di uccelli marini che vengono a deporre le uova sulle scogliere dell’isola.
All’arrivo dei turisti, parte degli abitanti attendevano seduti al piccolo porticciolo, mentre alcuni uomini sistemavano i tetti in erba delle case.
Non ricordo di aver mai visto così tanta bellezza e semplicità messi assieme in nessun altro luogo.

Mylines, Faer Oer
Mykines dall’alto

Nei giorni successivi continuai ad esplorare le isole camminando tra le strade deserte o prendendo qualche piccola barca postale o turistica.
Ricordo particolarmente l’ostello di Gjógv e la gente sdraiata sotto il sole caldo di settembre ad ammirare il mare.
Nei miei ricordi di queste splendide isole ci sono le pecore che mangiano erba in ogni angolo delle isole e le migliaia di uccelli marini che volano liberi in cielo.
Un pescatore mi raccontò che a inizio dell’estate le pecore venivano portate in cima ad alcune collinette per mangiare l’erba ed evitare che crescesse troppo.
Tutti gli altri animali credo siano arrivati più o meno spontaneamente e non se ne andranno mai…

Isole Fær Øer: Oche sulla strada
Isole Fær Øer: Oche sulla strada

Conclusioni

Non ho mai più rifatto un viaggio così lungo e, potendo, rifarei questo esattamente allo stesso modo. La gente, i luoghi e il clima hanno segnato la bellezza di tutto quello che è successo in quei mesi “in movimento”.
Le foto che sono riuscito a recuperare sono solo una piccola parte di quelle che ho fatto ( due pesanti libri di vecchie stampe su carta fotografica), ma riesumare i ricordi di un tempo con la qualità di oggi non sempre è possibile.
Ma poi, diciamocelo…alcuni ricordi è bello portarseli dentro: come l’autista di un bus islandese che cantava una canzone tipica sulla strada che portava al vulcano Viti, che in islandese significa inferno (non è un nome dato a caso!), o le chiacchierate con le tante persone incontrate lungo il percorso…
Non c’è bisogno di fotografare sempre tutto…il bello resterà comunque dentro di noi…

L'ostello di Gjógv
L’ostello di Gjógv

I miei due libri preferiti sull’Islanda e le Fær Øer

  • Estremo nord, Lungo le rotte dei Vichinghi
    di Lawrence Millman

    Ho letto e riletto questo libro parecchie volte perchè si tratta di un viaggio che l’autore percorre partendo dalle Isole Shetland, poi alle Fær Øer, l’Islanda, la Groenlandia seguendo la rotta dei Vichinghi fino all’estremo Nord America.
    Uno dei miei libri preferiti in assoluto
  • 101 Reykjavik
    di Hallgrimur Helgason
    La storia di Hlynur è un po’ particolare. A differenza di molti suoi coetanei, il trentenne Hlynur vive ancora con la madre e fatica a prendere in mano le redini della sua vita in modo serio e maturo. La vita nella capitale Islandese è fatta per lui di serate al pub e sveglia tardi il mattino.
    Una Reykjavik insolita descritta in modo originale dalla “penna” di Hallgrimur Helgason

Sylt: l’isola da sogno tra dune, sentieri, buon cibo e il mare protetto di Wadden

Sylt misura solo 99 chilometri quadrati di superficie. Ma se si potesse misurare la sua bellezza in numeri, forse non basterebbe una cifra esatta per descrivere quanto c’è di bello su quest’isola tedesca avvolta dal mare di Wadden protetto dall’UNESCO. Dune di sabbia, scogliere imponenti, una linea ferroviaria che viaggia su una diga costruita tra la terraferma e Sylt ( la Hindenburgdamm), fiori colorati a primavera e il mare del Nord che ispira mille sensazioni e stati d’animo diversi.

Sylt è anche sport, con centinaia di percorsi pedonali e ciclabili, campi da golf, possibilità di fare surf, ma anche ristoranti con ogni tipo di offerta, che va dal ristorante sofisticato fino a quello sulla spiaggia per chi desidera qualcosa di più semplice.

La bellezza della natura e il rischio di erosione
Image by Marc Rickertsen from Pixabay

Dal 1923 Sylt è stata posta sotto tutela per la grande importanza che rappresenta a livello naturalistico. Il 50% del suo piccolo territorio è protetto: dal 1985 l’area compresa tra il Nord di Sylt e la Foce del fiome Elbe ( a nord di Amburgo) è parte dello Schleswig-Holstein Wadden National Park e dal 2009 il mare di Wadden a largo di Sylt è anche patrimonio naturale dell’UNESCO.

Tutto non è così semplice però, perchè Sylt perde ogni anno un milione di metri cubi di sabbia a causa del vento. La forza dei venti occidentali sposta la sabbia verso nord o verso sud. Per questo motivo dal 1972 è cominciato un processo di “recupero” e “conservazione” delle spiagge: dall’inizio degli anni ’70 al 2019 sono stati prelevati circa 52 milioni di metri cubi di sabbia poi reintrodotti nelle parti occidentali e a nord dell’isola.
Una nave a una decina di chilometri dalla costa preleva sabbia a una profondità di 15 metri che viene pompata sulle spagge dove i buldozer risistemano il tutto tra dune e spiaggia.
Il progetto è finanziato da fondi federali e dell’Unione Europea anche se dal 2007 gli abitanti di Sylt hanno creato la Fondazione per la protezione Costiera Sylt che mira a proteggere l’isola con raccolte fondi e altre iniziative.

Percorso di legno attraverso un paesaggio di erica vicino a Braderup sull’isola di Sylt
By Lightbox from Shutterstock

La brughiera tra Bruderup e Kampen è sicuramente un luogo da non perdere. Sentieri escursionistici tradizionali o in legno attraversano campi viola di erica ( da non raccogliere!) con viste mare davvero spettacolari.
E, a proposito di mare…
Nel 1999 il Mare di Wadden è diventato anche Santuario per il passaggio delle balene! Si calcola che circa 6000 balene passino da Sylt ogni anno durante il loro viaggio migratorio. Nel 2016, con l’aiuto dell’Ufficio di Stato per il Parco Nazionale, la Protezione Marina e Costiera e la Stazione di protezione del mare di Wadden è stato realizzato un percorso informativo sul passaggio delle balene a Sylt, che consiste in 22 unità informative collocate sulla costa occidentale tra List e Hörnum.

La ferrovia, la diga e il treno
Image by Peter Toporowski from Pixabay

Sembrerà banale, ma la prima cosa che vedrete arrivando a Sylt è proprio il mare. L’isola è collegata con la terra ferma da una diga sormontata da una ferrovia che si insinua all’interno di Sylt trasportando auto e passeggeri.
La Hinderburgdamm è stata aperta il 1° giugno del 1927 ed è lunga 11 Km. Il tempo di percorrenza medio tra il terminal di carico auto a Niebüll in Germania e il capoluogo di Sylt, Westerland, è di circa 40 minuti. Da Amburgo impiegherete circa 3 ore.
Se preferite treno ad aereo e nave, potete consultare gli orari sul sito della Deutsche Bahn.

Sylt: tra buon gusto, ristoranti e…vigneti
Frische Austern by Karepa from Adobe Photo Stock

Non è un caso che Sylt possa contare ben 200 ristoranti. Sia che preferiate un pasto leggero in riva al mare o che decidiate di sedervi a tavola per consumare un raffinato piatto tipico del luogo, a Sylt troverete quello che fa per voi.
Non mancano i ristoranti stellati e adatti a ogni tipo di palato raffinato.
A Sylt sono i piatti di pesce a rendere l’idea della freschezza del luogo in cui vi trovate. Dal mare arriva un prodotto fresco e d’eccellenza che viene trasformato in piatti semplici o elaborati.
Sgombro, aringa e salmone possono diventare semplici ma deliziose “farciture” per un panino che rimane un pasto veloce tra i più consumati sull’isola mentre l’Ostrica costituisce un piatto decisamente più chic ma popolare tra i ristoranti.

Friesentorte im Café by Brigit Puck from Adobe Stock

Se volete saziarvi con un peccato di gola, magari dopo una bella giornata passata a camminare tra i sentieri di Sylt o sulle spiagge dell’isola, la friesentorte è il genere di piacere che fa al caso vostro. Molti caffè di Sylt servono questa torta deliziosa che accompagna bene ogni stagione. Dimenticatevi per un momento delle calorie e godetevi un caffè e il gusto di una torta sublime.

Se pensate che Sylt si trovi troppo a Nord per la coltivazione delle viti e per poter vantare un proprio vino allora dovreste sapere che sull’isola esistono due vigneti che producono Il Söl’ring e il Sölviin.
I due vini, per ottenere la denominazione dell’isola, vengono “pestati” e fatti fermentare a Sylt ma una volta raggiunta la fermentazione ottimale, raggiungono la terraferma per l’imbottigliamento

L’isola “sportiva”
Image by Karsten Bergmann from Pixabay

Sylt è il paradiso degli amanti degli sport acquatici, ma anche coloro che preferiscono gli sport “terrestri” troveranno spazio per divertirsi con sentieri escursionistici e campi da golf.
Se amate il wind surf considerate che Sylt ospita una tappa del campionato mondiale ma questo non esclude ai principianti la possibilità di imparare a surfare proprio in questi mari. Ci possono essere giornate tempestose ma anche periodi in cui il mare tranquillo e piatto regala quiete e possibilità di provare a chi non è esperto imparando dai maestri più bravi.

Gli sport di “terra” invece si dividono tra i sentieri dell’isola, i 4 campi da golf a 18 buche e i campi da tennis. Se tenete conto dei panorami mozzafiato di Sylt, non vi sarà difficile immaginare quali immagini vi troverete davanti agli occhi camminando per l’isola o sfidando gli amici sul campo di golf.

Giovane donna in bicicletta durante il viaggio lungo la costa dell’isola di Sylt vicino al villaggio di List, Germany.
Photo by Pkazmierzak from Adobe stock

Una soluzione ottimale per fare sport e ammirare Sylt può essere quella di prendere una bici e percorrere i 200 Km di percorsi dedicati.
Potete noleggiarla o portarla da casa ma l’importante è che abbiate con voi un mezzo ecologico ed economico che vi permetta di attraversare le meraviglie di quest’isola unica.
Potete sfidare il vento, ammirare il mare, pedalare per chilometri.
Voi e la natura.
Cosa c’è di più bello?

Quando andare a Sylt?
Sylt: Il faro di Kampen in inverno
Image by Inselopa from Pixabay

Qualcuno sostiene che Sylt abbia tante facce per quante sono le stagioni dell’anno e, per questo motivo valga la pena visitarla in ogni periodo.
L’estate è una stagione turbolenta, quella che cerca di restare in primo piano con le tiepide serate in spiaggia, i colori dell’alba e del tramonto sul mare. L’autunno è il periodo in cui finiscono le grandi feste, l’isola diventa più tranquilla e appaiono i colori tipici di questa stagione intermedia.
La primavera tutto esplode. l’inverno va in letargo e i fiori cominciano a colorare Sylt. Appare il giallo della colza sui campi e il sole comincia a scaldare le dune dell’isola.
Molti infine sostengono che sia l’inverno la stagione in cui si possa imparare a conoscere la vera anima di Sylt.: la luce invernale e il silenzio sommergono Sylt di un’atmosfera unica. Si accendono i camini, ci si ferma nei caffè, nelle sale da tè e si passeggia sulla spiaggia al freddo. E’ il periodo perfetto per conoscere gli abitanti dell’isola.

Il Biikebrennen
Biikebrennen: una tradizione frisone celebrata a Sylt
Photo by Murat Yelkenli from Shutterstock

La sera del 21 febbraio a Sylt si ripete una tradizionale “fiaccolata” con un grande falò finale per salutare la fine dell’inverno.
Questa usanza è patrimonio culturale immateriale dell’UNESCO e, di solito si conclude con grandi mangiate tra le case di Sylt o in giro per i ristoranti.
Prima che venga acceso il grande falò, i personaggi più conosciuti dell’isola tengono vari discorsi poi, quando il fuoco è acceso e tutte le fiaccole sono state lanciate nel grande falò, la gente intona la canzone popolare “Üüs Söl’ring Lön’” ( la nostra terra di Sylt).
Successivamente, tutte le famiglie si radunano in casa o nei ristoranti per consumare i piatti tipici e le specialità della Germania settentrionale, laddove regnano salsiccia bollita, maiale affumicato e pancetta di maiale oltre alle patate e altri contorni di verdura come la verza e il cavolo.

Sylt in numeri
  • La superficie di Sylt misura 99 Kmq, di cui il 33% è ricoperto da dune;
  • La lingua madre dell’isola è il il Söl’ring;
  • Sylt è composta da 5 comuni e 12 città insulari;
  • Il mare di Sylt in estate raggiunge i 21° C;
  • Sylt è protetta da 22 Km di dighe;
  • Qui vivono ca 20.000 abitanti;
  • …ma ci sono più di 62.000 letti per i turisti;
  • Milioni di uccelli migratori vengono nel mare di Wadden e a Sylt;
  • La Duna Uwe di Kampen, che misura 52,5 m, è la duna naturale più alta di Sylt;
La duna Uwe
Image by Wheely248 from Pixabay
  • A List vengono raccolte 1 milione di ostriche l’anno:
  • A Sylt ci sono 4 fari;
  • Sylt si è separata dalla terraferma circa 8000 anni fa;

Fonte: Sylt.de e insel-sylt.de
Foto: Adobe Stock, Shutterstock e Pixabay

Il Natale a Odense

Hans Christian Andersen è nato a Odense nel 1805 in condizioni modeste come figlio di un calzolaio. Quale periodo migliore, se non il Natale c’è per sognare di diventare un personaggio famoso nonostante la vita non ci sia stata favorevole sin dall’inizio? Nel 1867 HC Andersen è stato nominato cittadino onorario e Odense accolse la notizia organizzando una fiaccolata in suo onore.

Nella magica atmosfera del Natale, pensare di iniziare la vostra visita in città proprio dalla casa gialla di uno degli scrittori più famosi del mondo, può essere un’idea per gustare completamente il periodo e la sensazione nordica che può regalarvi questo luogo speciale.

Se è vero che Odense si adatta bene alle famiglie, è vero anche che i bambini impazziranno di gioia quando potranno ammirare pezzi rari delle ferrovie danesi nel museo ferroviario di Odense, che si trova vicino al centro ( cercate Danmarks Jernbanemuseum su google maps ) .

Durante la stagione buia e il periodo invernale, poter godere delle luci natalizie e dell’aria fresca del Nord è fondamentale per passeggiare nei giorni di dicembre lungo le strade di Odense.
L’ultimo sabato di novembre si accende l’albero di Natale di Flakhaven, la piazza del municipio e sono previsti musica , eventi e la presenza di un personaggio importantissimo: Babbo Natale.

La cioccolata calda

Se pensate che il Nord Europa sia solo freddo e ghiaccio, allora vi state perdendo molte cose. Ricordo viaggi stupendi con panorami mozzafiato, ma il piacere di entrare in un bar a bere qualcosa di bollente dopo aver passato qualche ora fuori a camminare, non ha prezzo!
A Odense troverete una cioccolata calda per ogni gusto: camminando per la città ci sono caffè che fanno tantissimi tipi di cioccolata calda: se siete indecisi tra cacao e cioccolata calda, entrando al FredosCoffeeright non saprete cosa scegliere, visto che qui servono infinite varietà di cioccolate, caffè e capuccini. Il Papas Papbar vi farà impazzire! Qui potete scegliere la vostra cioccolata e poi potete decidere quale tra i 600 giochi da tavolo scegliere mentre passate il tempo a scaldarvi con la vostra bevanda calda in mano. Se siete in compagnia e temete il freddo , forse è il bar che fa per voi!
L’opzione cioccolata più alcool è la vostra preferita? la Receteria offre cioccolate con Baileys o Cacao con Cointreau Rum e arancia.
Se non basta tutto questo a coccolarvi….

I mercatini di Natale

I primi due weekend di dicembre ( 4-5 e 11-12 dicembre), Odense ospita i mercatini di Natale proprio nel centro storico, l’ambiente ideale per organizzare una festa natalizia dall’atmosfera unica.
I mercatini di Odense attirano circa 60.000 persone e danno l’opportunità di trovare deliziosi stand gastronomici, piccoli eventi ma soprattutto, quella sensazione unica di trovarsi nel cuore di una città colorata e fiabesca, come lo era il suo abitante più famoso.

Fonte e foto: Visit Odense e visit Denmark

Stavanger: la bellezza di una città e della zona limitrofa.

Stavanger non è una città come le altre. Chi ci arriviate in treno, in autobus o via mare dai clamorosi fiordi norvegesi, comincerete subito a respirare l’aria tipica del Nord Europa che solo quassù si può percepire.
Ad accogliervi potrebbero essere le coloratissime case sul molo, una sessantina di edifici costruiti tra il XVIII e il XIX secolo utilizzati un tempo come magazzini o piccole industrie ma oggi convertiti in ristoranti, uffici e altre attività.

Quando vi comincerete ad addentrare nel cuore della città, non potete mancare una passeggiata tra le vie di Gamle Stavanger, la parte antica della città costituita da casette bianche costruite in legno dipinte di bianco.
Gamle Stavanger raccoglie 173 edifici in legno costruiti nel XVIII secolo dove si possono trovare molte gallerie e botique di artigianato locale.

Questa parte della città fa parte di uno dei progetti architettonici realizzati dalle Nazioni Unite in Norvegia nel 1975. Non è un segreto che Stavanger abbia ricevuto numerosi premi per gli sforzi che, nel tempo, ha sostenuto per preservare la vecchia ma affascinante parte della sua città.

FotoKnoff / Sven-Erik Knoff – Visit Region StavangerVisit Region Stavanger

La zona di Gamle Stavanger è abitata da residenti orgogliosi e fieri delle proprie abitazioni. In primavera i giardini e i davanzali delle casette bianche si riempiono di fiori e di colori.
Pensate che un tempo c’era l’abitudine di smontare le case e portarle con sè quando ci si spostava! Per questo motivo erano costruite in legno. In genere erano le persone che venivano dalle isole a Nord di Stavanger ad avventurarsi nella città con la propria casa smontata durante i periodi di grande pesca delle aringhe. Caricavano le loro case sulle barche a remi e raggiungevano Stavanger.
L’unico inconveniente, si narra, è che le case di un tempo erano gialle ma la classe operaia non poteva permettersi un colore così costoso e, per questo motivo molte casette di legno furono colorate di bianco: il colore attuale.

Fargegaten: la via colorata
Martin Håndlykken – VisitNorway.com

Øvre Holmegate era un tempo una strada tranquilla e un po’ noiosa finchè un giorno il parrucchiere Tom Kjørsvik propose di rinnovarla. L’artista Craig Flannagan ha creato una combinazione di colori che, nel giro di qualche anno, sono diventati parte di un processo di rinnovo di una strada che oggi è diventata un’attrazione per i turisti.

Dallo scetticismo iniziale di alcune persone si è passati ad una strada che dal 2005 è diventata chiusa al traffico e oggi è flusso di turisti nonchè ricca di bar, negozi e locali commerciali.
La Fargegata ( via dei colori) è una zona perfetta per foto, selfie e ideale per lo shopping e una sosta in qualche bar.
Non dimenticate che nei mari norvegesi si pescano pesci freschissimi e, se siete amanti del genere, dovete provare qualche ristorante.

Le Spiagge e l’area protetta di Jæren
Orre Strand Frithjof Fure – VisitNorway.com

Le spiagge di Jæren ricoprono una zona lunga 70 km che va da Tungenes a Sirevåg e rappresentano un’area protetta già dal 1977, modificata dopo il 2009 come area di conservazione del paesaggio di Jærstrendene.
Alcune aree umide richiedono maggiore protezione perchè particolarmente ricche di vegetazione rara o protetta. In questa zona crescono infatti piante come l’elleboro di palude, la pianta di mosto di mare, l’orchidea di palude e l’agrifoglio.

Le spiagge qui possono cambiare anche in base alla forma e alla presenza delle dune che, in genere, si dividono in tre tipologie differenti: ci sono zone con dune bianche di fronte al mare, molto instabili e soggette all’erosione. Ci sono poi zone con le dune grigie meno soggette all’erosione e infine le dune più lontane dal mare, basse e ricopetrte di erba, difficilmente vulnerabili ad ogni tipo di erosione.

Tenete conto che le spiagge di Jæren sono segnalate come hot spot internazionali della Mission Blue, il che significa punti fondamentali per la salute dell’oceano.
Se volete approfondire, al centro ricreativo di Orre (Friluftshuset) potete imparare qualcosa di più sulle spiagge di Jæren.

Come raggiungere le spiagge

Con i mezzi pubblici si possono raggiungere facilmente le spiagge di Brusand e Ogna.
Per tutte le info, orari o per altre spiagge, potete cercare su https://entur.no/

Tutto quello che dovete sapere sulla Festa del fuoco delle Shetlands

Se capitate alle Isole Shetland tra Gennaio e Marzo e sentite parlare di Up Helly Aa, non preoccupatevi, non è altro che la più grande festa del fuoco vichinga a cui abbiate mai assistito nella vostra vita!
L’Up Helly Aa è un festival del fuoco che ha sede a Lerwick e in altri villaggi delle Shetland, tuttavia, se volete assistere al più maesoso , evitando di dovervi spostare una volta arrivati nella capitale isolana, conviene restare in città e lo spettacolo non mancherà ricuramente.

L’Up Helly Aa è una festa di 24 ore che richiede una lunghissima preparazione di mesi e mesi. Migliaia di persone sfilano per la città e le stesse sono impegnate per tutto l’anno precedente a preparare i costumi dei Giuzer, in particolare quella del Giuzer Jarl ( il capo vichingo).

Le origini

Un tempo nel periodo tra Natale e Capodanno i giovani trascinavano barili di catrame trainandoli con delle slitte attraverso le vie della città. Anche lo stato di ubriachezza era molto elevato e questa tradizione creava non pochi problemi di disordine pubblico alle Shetland.
Dopo l’abolizione dei barili di catrame si ottennero le autorizzazioni per la sfilata con fiaccolata e la prima celebrazione dell’Up Helly Aa ebbe luogo nel 1881. Nel 1889 fu bruciata la prima galea e con gli anni la festa si rafforzò di intensità e di interesse.

La sera della festa i gruppi, conosciuti anche come squads camminano attraverso la città illuminando con lunghissime file infuocate le strade .
Alle 19.30 un razzo viene lanciato sopra il municipio, le torce vengono accese e la processione può partire assieme alla banda che suona tra le strade di Lerwick.
Il Guizer Jarl è l’unico che indossa abiti tradizionali vichinghi , mentre tutti gli altri possono avere abiti bellissimi o anche stracci di ogni genere.
La Galea destinata a bruciare è comandata dal capo vichingo il quale darà il via alle danze una volta arrivato alle feste.

Lerwick, Shetland, 29 Gennaio 2019.
Come partecipare alla Festa del Fuoco

Negli ultimi anni il festival del Fuoco di Lerwick è stato trasmesso in diretta streaming.
Se volete seguirlo ptete andare sulla pagina Facebook e guardare la sfilata ovunque voi siate.
Nel caso in cui preferiate assistere allo Up Helly Aa di persona, sappiate che i posti, almeno nella piazza del municipio, sono piuttosto limitati e, l’unica cosa da fare è vericare verso fine anno lo stato delle vendite dei biglietti.
Potete controllare sullo Shetland Times se ci sono disponibilità, oppure chiamare l’iCentre di Lerwick (+44 (0)1595 3434) e farvi mettere in lista di attesa.

Feste del fuoco confermate/cancellate per il 2022

La pianificazione degli Up Helly Aa delle Shetland prevede un periodo lunghissimo e, per questo motivo, anche se l’inizio del prossimo anno può sembrare lontano, chi si sta impegnando per creare eventi del genere, deve garantire la sicurezza di tutti: abitanti dell’isola e turisti.
Il particolare momento storico, costringe quindi gli organizzatori degli Up Helly Aa a dover cancellare alcuni eventi, ma anche a poterne programmare altri con assoluta sicurezza.
Ecco dove, per ora, si dovrebbero svolgere o verranno cancellate le prossime feste del fuoco.
Se pensate di viaggiare alle Shetland tra gennaio e marzo 2022 verificate comunque sul sito ufficiale per non rischiare di perdervi qualche evento!

Feste del fuoco che dovrebbero svolgersi nel 2022
Feste del fuoco ancora da confermare per il 2022
( ultimo aggiornamento settembre 2021)
Feste del fuoco rimandate al 2023

Fonte: Shetland.org