Ibiza: un viaggio tra spiagge, mercatini, gastronomia e natura

Ibiza si adatta bene ad ogni tipo di viaggiatore. Sia che voi siate una famiglia, una coppia, un gruppo di amici o magari degli sportivi in cerca di un ambiente particolare, a Ibiza troverete un’isola piena di emozioni e suggestioni uniche.
Con i suoi 572 km² di superficie totale, Ibiza è facile da esplorare, considerato che da un punto all’altro dell’isola non sarà necessario percorrete troppi chilometri. I punti di maggiore interesse sono in genere a circa 15′ di distanza l’uno dall’altro e così, avrete tutto il tempo di scoprire le bellezze, le spiagge e la gastronomia che quest’isola delle Baleari può offrire.

I piaceri dell’isola

Kayak a Ibiza
Kayak a Ibiza
Foto da Promoción Turística de Ibiza

Ibiza gode di un clima tipico mediterraneo che consente di visitarla, approfittando di un buon clima per tutto l’anno.
Con 3000 ore di sole, pochissime piogge, acque turchesi e la possibilità di praticare tantissimi “sport da mare”, Ibiza offre tante possibilità e libertà di svago.
Non mancano certo la natura, i tramonti, i profumi tipici del Mediterraneo e la possibilità di godersi a pieno le spiagge dell’isola.


La natura

Posidonia Oceanica
Posidonia Oceanica
Mare sottomarino, Mediterraneao, Isole Baleari, Ibiza, Spagna

Il 40% dell’isola è ricoperto da foreste di pino e di ginepro suddivise in 1800 specie differenti. La flora, di tipo Mediterraneo, conta una varietà di 940 specie diverse.
Il 43% della superficie terrestre di Ibiza è protetto, di cui circa il 18% suddiviso in otto aree naturali. Non bastasse, tenete conto che il 75,4% del litorale dell’isola è protetto. Tanto per far qualche nome, segnatevi la Riserva Marina della costa nord-est d’Ibiza-Tagomago, le Riserve Naturali di Es Vedrà, Es Vedranell e gli isolotti di Ponente.
Sebbene le zone umide dell’isola attirino molte specie di uccelli, l’animale caratteristico di Ibiza rimane la lucertola pitiusa, facile da avvistare sui muri o tra i sentieri.

Podenco Ibizenco
Podenco
Promoción turistica de Ibiza
Foto di Vincent Marí

Altro animale caratteristico dell’isola è il podenco ibizenco, una particolare razza di cane autoctona di origine egizia che pare abbiano portato i cartaginesi nel 654 dC , quando fondarono la città di Ibiza.
E’ una razza elegante, agile, forte e dalla camminata molto elastica.

Secondo l’UNESCO, Ibiza è un ambiente privilegiato per la conservazione della Posidonia Oceanica, Patrimonio dell’Umanità nonché pianta acquatica ed endemica del Mediterraneo.
Queste piante acquatiche non sono solo responsabili della purezza dell’acqua del mare ma contribuiscono significativamente a ridurre l’erosione delle coste marine.
La Posidonia Oceanica è anche forma di nutrimento per diverse specie marine e, per tutti questi motivi è fondamentale che venga conservata evitandone il danneggiamento o la perdita nel corso degli anni.

Sea Salines, Ibiza
Sea Salines
Foto di Vincent Marí

Sea Salines è diventato parco naturale dal 2001. Con una superficie di 3000 ettari terrestri e 13.000 di mare, il parco naturale di Ibiza costituisce una ricchezza ambientale e riserva protetta per 210 specie di uccelli, tra cui spiccano fenicotteri, Himantopus e la Berta delle Baleari.
Il parco, grazie alle sue saline, è in grado di produrre 50.000 tonnellate di sale ogni anno.


I patrimoni dell’UNESCO

Città fenicia, sa Caleta, Ibiza
Città fenicia, sa Caleta, Ibiza
Foto Consell d’Eivissa

Oltre alla già menzionata Posidonia Oceanica, Ibiza può avvalersi patrimoni dell’UNESCO di tutto rispetto e importanza storica.
Nel 1999 l’UNESCO ha dichiarato le mura di Dalt Vila Patrimonio dell’Umanità, in quanto fortezza costiera meglio conservata di tutto il Mediterraneo.
Stesso discorso vale per i resti della città fenicia di sa Caleta e la necropoli di Puig de Molins, perfettamente conservate nel tempo.

Le mura rinascimentali che “avvolgono” la città antica con la Cattedrale e il Castello Almudaina in cima, sono i monumenti più importanti di Ibiza.
Dalt Vila è formata da stradine strette labirintiche, calli e piazzette che danno un senso di serenità completamente opposto a quello del porto, della baia e della zona commerciale dei barrios di la Marina e Sa Penya.

Secondo l’UNESCO, i resti della città fenicia di Sa Caleta e la necropoli fenicio-punica, sono un’importantissima testimonianza della vita, della cultura e dell’urbanizzazione delle culture fenicie e cartaginesi.

Le praterie sottomarine della Posidonia oceanica rappresentano una ricchezza naturale sia per Ibiza che per la biodiversità marina mondiale. I cosiddetti “polmoni del mare” presenti nelle acque dell’isola sono tra i meglio conservati del Mediterraneo e, come tali, devono restare.

Lo shopping e i mercati

Mercado artisania, Ibiza
Mercado artisania, Ibiza
Foto di Jon Izeta

Fare shopping ad Ibiza potrebbe essere altrettanto appagante che farlo in una grande città: dalle grandi marche internazionali fino ai piccoli e giovani disegnatori, passando dall’artigianato locale, sull’isola sarà possibile trovare e scoprire di tutto.
Dalt Vila, il barrio de La Marina, la Avenida Bartolomé Roselló e Marina Botafoch sono solo alcune delle zone dove potrete fare shopping di “spessore”. Lasciarsi rapire dal negozio colorato in mezzo a una via è certamente la cosa migliore da fare. Potete entrare e scovare tante sorprese all’improvviso.

Sant’Eulària, Sant Josep, Sant Antoni e Sant Joan racchiudono una moltitudine di boutiques commerciali di ottimo livello ispirate ai prodotti locali dove poter trovare autentici tesori.
I mercatini di Las Dalias e Punta Arabí meritano assolutamente una visita. Las Dalias apre per tutto l’anno di sabato, mentre in estate ha anche una “versione” notturna; unica. Punta Arabí da 25 anni ogni mercoledì con circa 400 bancarelle.

Ma se amate bancarelle e mercatini non potete non visitare le bancarelle di artigianato locale al Porto di Ibiza, Figueretes, Sant’Eulària, Sant Antoni, Sant Joan, San Miquel oppure le opere dei ceramisti di San Rafael.

Gastronomia locale

Frita de calamar
Frita de calamar
Foo di Vincent Marí

La gastronomia di Ibiza è basata prevalentemente sulla trilogia mediterranea, composta da grano, vino e olio di oliva. Il mare e la terra così generosi hanno dato sempre possibilità e moltitudini di ricette tradizionali, elaborate in base alla stagionalità e alle condizioni climatiche dell’isola.

Flaó
Flaó
Foto di Vincent Marí
Vino di Ibiza
Vino de Ibiza
Foto di Vincent Marí

I mercatini alimentari


Le tradizioni dell’isola

Ball pagés: ballo tradizionale di ibiza
Ball pagés
Foto San Joan de Labritja

Ibiza vanta un ricco patrimonio di tradizioni che permettono a chiunque la visiti di immergersi ancor più nel cuore dell’isola.
La campagna dell’isola è stata per generazioni autosufficiente grazie allo spirito di auto adattamento e alla capacità di sfruttare al massimo le risorse della natura da parte della gente di Ibiza.
Sull’isola potrete trovare tanti esempi dell’architettura tradizionale che, nel corso degli anni, hanno permesso all’isola balearica di ottenere il soprannome di Isla Blanca. Vi basterà perdervi tra le stradine secondarie per ammirare come tante casette bianche sono state riconvertite in ristoranti o per scoprire qualche bianchissimo edificio sommerso nella natura.

Architettura rurale, Ibiza
Architettura rurale, Ibiza
Foto di Vincent Marí

Il ball pagès, la danza tradizionale d’Ibiza, spicca per essere una rappresentazione folcloristica unica nel Mediterraneo. Con secoli d’antichità e un’origine incerta, questo antico ballo di corteggiamento si svolge in tutte le feste popolari dell’isola e nelle rappresentazioni settimanali programmate durante la stagione turistica estiva.

Fare sport a Ibiza

In Bici a Ibiza
In Bici a Ibiza
Foto di Jon Izeta

Trovare uno sport adatto a voi a Ibiza non dovrebbe essere difficile. Dopo aver mangiato, fatto shopping, preso il sole in spiaggia e magari tirato tardi la sera, un po’ di sano sport farebbe bene a chiunque.
Tanto verde si presta bene a sport come il golf, l’equitazione, passeggiate, correre o andare in bici, mentre il mare e le spiagge offrono la canonica moltitudine degli sport acquatici quali kayak, windsurf, kitesurf e molto altro ancora.

E’ quasi superfluo ricordare che Ibiza è anche ricca di moltissimi eventi sportivi durante tutto l’anno: maratona, mezza maratona, regate, giro cicloturistico, trial e tanto altro.
Per gli sportivi professionisti e non, ma anche per tutti gli appassionati, a Ibiza ci sono sempre eventi interessanti da seguire.


Cosa fare e vedere a Ibiza

Dalt Vila

Plaza de Vila, Ibiza
Plaza de Vila
Foto di Aurelio Martinelli

Tutti i mesi sono perfetti per visitare il quartiere fortezza d’Ibiza, anche se è durante i pomeriggi e le serate estive che troverete più “vita” grazie ai ristoranti aperti intorno alle piazze di Vila, Sa Carrossa e del Sol. Una passeggiata fino alla cattedrale e al castello vi farà scoprire palazzi medievali, piazzette appartate, gallerie d’arte e bellissimi angoli nel più puro stile mediterraneo.

Le mura e i bastioni: dichiarata Patrimonio dell’Umanità nel 1999, la cittadella rinascimentale d’Ibiza è la meglio conservata del Mediterraneo. Fu costruita durante la seconda metà del XVI secolo a seguito del piano promosso dai monarchi Carlos I e Felipe II per modernizzare le infrastrutture militari dei territori costieri strategici della Corona spagnola con l’obiettivo di migliorare la difesa contro gli attacchi dell’Impero Ottomano e altri nemici dell’epoca. Il complesso, a cui originariamente solo si accedeva dal Portal de Ses Taules e dal Portal Nou, è formato da sette bastioni, dei quali sono museizzati i due del lato occidentale: Sant Jaume e Sant Pere. Dal resto dei bastioni si ammirano magnifici panorami sulla città, le spiagge di Ses Figueretes, Platja d’en Bossa ed Es Cavallet e la vicina isola di Formentera.

Musei:

  • Necropoli di Puig des Molins
  • Museo d’Arte Contemporanea d’Ibiza(MACE)
  • Museo Puget:
  • Cattedrale e Museo Diocesano

I quartieri storici fuori le mura: La Marina e Sa Penya mantengono il carattere portuario proprio delle città mediterranee, con semplici
case con facciate bianche e una marcata aria marinara. Ubicate vicino al porto, le vie di questi quartieri sono piene di animazione durante la stagione turistica estiva grazie alle loro boutique, negozi, bar, ristoranti,
gelaterie e caffè, molti dei quali con vista sul porto sportivo e sulle lussuose imbarcazioni che attraccano ad esso. Le piazze del Parque e di Vara de Rey, con notevoli edifici di stile coloniale, meritano una sosta durante una passeggiata per il centro d’Ibiza.

La Marina di sera, Ibiza
La Marina
Foto di Aurelio Martinelli
da Promoción Turística de Ibiza

7 cose da fare a Ibiza

  1. Andare a fare acquisti a La Marina, Dalt Vila o l’Eixample, dove vi attendono boutique di Moda Adlib, bancarelle, negozi tradizionali, firme nazionali e internazionali, gallerie d’arte, negozi multimarca.
  2. Prendere il taxi acquatico che unisce il quartiere di La Marina con il lungomare e la spiaggia di Talamanca.
  3. Vedere come gli artigiani lavorano i loro pezzi nel mercatino artigianale di Sa Pedrera, aperto al pubblico il venerdì.
  4. Godersi la movimentata vita notturna della città, specialmente quella di Dalt Vila, La Marina, del porto, del lungomare e di Ses Figueretes.
  5. Percorrere le mura di bastione in bastione facendo attenzione ai suoi pannelli divulgativi e spazi museizzati.
  6. Unirsi alle visite guidate teatralizzate organizzate dal Comune d’Ibiza.
  7. Comprare dolci nel convento di clausura di Sant Cristòfol, conosciuto popolarmente come Ses Monges Tancades (le suore chiuse), e altri prodotti gastronomici ibizenchi nei mercati Mercat Nou e Mercat Vell.

Le spiagge

Talamanca, Ibiza
Talamanca, Ibiza
Foto da Promoción Turística de Ibiza

Il capoluogo ha spiagge accessibili dove godersi il bagno e praticare sport acquatici. A nord del municipio, nella baia di Talamanca, c’è l’omonima spiaggia di 900 metri di lunghezza, con servizi vari e di ristorazione. Più vicina al centro storico si trova la spiaggia di Ses Figueretes, lungo la quale si estende il quartiere omonimo e una moltitudine di alloggi, ristoranti, negozi, caffè, bar e pub. A continuazione di Ses Figueretes, arriva Platja d’en Bossa, una lunga spiaggia sabbiosa condivisa dai municipi d’Ibiza e di San Sant Josep che dispone di una delle offerte turistiche più sviluppate dell’isola.


8 cose da fare a Sant’Eulària

Mercatino di Las Dalias
Mercatino di Las Dalias
Foto da Promoción Turística de Ibiza
  1. Raggiungere con il kayak l’isolotto di Tagomago o esplorare i tratti compresi fra Pou des Lleó e Canal d’en Martí e fra Cala Llonga e Santa Eulària.
  2. Godersi il paesaggio rurale di Santa Gertrudis a cavallo.
  3. Seguire i sentieri circolari di trekking del municipio, come quello che arriva fino alla Torre d’en Vall.
  4. Praticare surf a Cala Martina e Cala Pada, iniziarsi al mondo della vela sulla spiaggia di Santa Eulària e fare subacquea a Cala Llenya, Cala Mestella o Pou des Lle.
  5. Comprare un ricordo di stile ibizenco ai mercatini hippy di Las Dalias e Punta Arabí e visitare il mercato artigianale di Santa Gertrudis.
  6. Avvicinarsi a Sant Carles, Cala Nova e al mercatino hippy di Las Dalias a bordo di un trenino turistico.
  7. Godersi un viaggio lungo la costa orientale a bordo del ferry che unisce il porto d’Ibiza con i nuclei turistici di Es Canar, Santa Eulària e Cala Llonga.
  8. Mettere piede in undici rive in un solo giorno seguendo il Percorso delle Spiagge, un itinerario circolare per mountain bike che passa per Cala Nova, Cala Llenya, Cala Mestella, Cala Boix, Es Figueral eS’Aigua Blanca, fra le altre spiagge.



Le spiagge di Sant’Eulària

Cala Nova
Cala Nova
Foto da Promoción Turística de Ibiza

Spiagge sabbiose, scogliere scoscese che spuntano sulla costa, cale selvagge e un generoso numero di isolotti formano il bel paesaggio litorale di Santa Eulària. Lungo i suoi 46 chilometri, sono frequenti le rive di acque tranquille idonee per il bagno dei bambini e con un’ampia offerta di servizi, come Cala Llonga, Cala Pada, Cala Martina, Es Niu Blau, S’Argamassa, Es Canar, Platja des Riu de Santa Eulària e la spiaggia urbana di Santa Eulària, la prima delle Isole Baleari a dichiararsi “Spiaggia senza fumo” dove non è permesso fumare. Le rive più conosciute per le loro bellezza fotogenica sono S’Aigua Blanca e Es Figueral –entrambe con vista sull’isolotto di Tagomago-, Cala Nova, Cala Llenya e Cala Boix –l’unica spiaggia d’Ibiza con sabbia scura-, mentre le calette più intime sono Cala Mestella, Pou des Lleó, S’Estanyol e Cala Olivera.


Cosa fare a San Josep

Es vedrà, Ibiza
Es vedrà, Ibiza
Foto di Jamie Turek da Pixabay

Il paese di Sant Josep è tranquillo e circondato da campi coltivati. Il suo piccolo nucleo urbano è cresciuto intorno alla sua chiesa e alla strada. Il tempio fu costruito nell’anno 1730 seguendo le caratteristiche dell’architettura popolare ibizenca ed è l’unica chiesa sull’isola con una
meridiana sulla facciata. Potete bere un caffè nell’ incantevole piazzetta situata di fronte al tempio, curiosare nei suoi negozi e gallerie e gustare tanti piatti locali nei suoi numerosi ristoranti. Inoltre, gli appassionati del cinema e del teatro troveranno una ricca programmazione al Centro di Cultura Can Jeron.

L’insediamento fenicio di Sa Caleta è situato a pochi metri dalla spiaggia di Es Bol Nou. Questo giacimento è uno dei quattro siti d’Ibiza dichiarati Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO. La sua origine come insediamento risale al VIII secolo a.C. e si possono osservare resti del tracciato urbano e di due forni.

7 cose da fare a San Josep

  1. Visitare il Centro d’Interpretazione di Ses Salines vicino alla chiesa di Sant Francesc. Al suo interno, si forniscono informazioni sull’importanza ecologica degli stagni delle saline, i cordoni dunali, le praterie di posidonia oceanica e le scogliere del parco naturale e sulle numerose specie marine e terrestri che ospitano questi habitat, come la lucertola pitiusa (Podarcis pityusensis), il cavalluccio marino (Hippocampus ramulosus), il falco pellegrino (Falco peregrinus), il fenicottero (Phoenicopterus ruber), la berta della Baleari (Puffinus mauretanicus) o il cavaliere d’Italia (Himantopus himantopus).
  2. Passeggiare lungo la costa alla ricerca delle torri di sorveglianza del sud e dell’ovest d’Ibiza: Es Carregador o Sa Sal Rossa, Ses Portes, Es Savinar e En Rovira.
  3. Vedere il tramonto d’Ibiza dai vari bar e caffè situati nella baia di Portmany o dalle rive di Cala Tarida, Port des Torrent o Platges de Comte.
  4. Praticare numerose attività acquatiche nella baia di Portmany, e nei vicini centri turistici di Cala de Bou e Platja Pinet.
  5. Programmare un’escursione per scoprire i valori ecologici e paesaggistici delle Riserve Naturali di Es Vedrà, Es Vedranell e gli isolotti di Ponente.
  6. Andare al sabato al mercato di Sant Josep a cercare prodotti agricoli locali (aperto durante la stagione turistica estiva) o partecipare al variopinto ambiente del mercatino di seconda mano di Sant Jordi (tutto l’anno).
  7. Salire sulla cima di Sa Talaia, il monte più alto d’Ibiza con 475 metri d’altezza. È una delle gite per escursionisti e ciclisti più attrattiva del municipio, poiché dalla cima si contempla un meraviglioso panorama su gran parte dell’isola.

Le spiagge di San Josep

Platges de Comte
Platges de Comte
Foto di Vincent Marí

Sant Josep ha più di 20 spiagge e cale per tutti i gusti e le necessità, compresa Platja d’en Bossa, la spiaggia di sabbia più lunga d’Ibiza e una della più movimentate grazie all’ampia offerta dei suoi hotel, ristoranti, club, pub e aziende d’attività acquatiche e nautiche.
Spiccano per la loro bellezza e popolarità le spiagge selvagge di Ses Salines, Cala Jondal, Cala Bassa, l’insieme di calette che compongono Platges de Comte e Cala d’Hort, il miglior punto panoramico sul famoso
isolotto di Es Vedrà. Altre rive singolari sono Es Cavallet –di tradizione nudista-, Cala Codolar, Es Bol Nou, Cala Carbó, Cala Molí o le spiagge di Cala Vedella, Cala Tarida e Port des Torrent, d’ambiente familiare.

Cosa fare e vedere a Sant Antoni

Puesta de sol Sant Antoni
Puesta de sol Sant Antoni
Foto di Menchu Redondo

La bellezza della sua baia, gli spettacolari tramonti con gli isolotti di Ponente sullo sfondo e un paesaggio rurale praticamente inalterato sono tre delle grandi attrazioni di Sant Antoni, una destinazione aperta a tutti i viaggiatori che sorprende sempre, sia vicino al mare o nell’entroterra.

Tramonto a Ses Variades: il tratto del lungomare che si trova fra Caló des Moro e il frangiflutti è noto con il nome di Ses Variades e durante l’estate diventa uno dei luoghi più visitati dell’isola grazie ai bar e ai caffè che mettono musica al tramonto, spesso offerta da celebri DJ. Fuori dalla stagione turistica estiva, il lungomare permette di godersi dei bei tramonti in un ambiente tranquillo.

Percorso delle chiese: il tempio di Sant Antoni, la cui origine risale al XIV secolo, è un eccellente esempio di chiesa-fortezza pitiusa che ha ancora la sua torre difensiva e il punto di partenza di questo itinerario. Nell’entroterra, le sagome della piccola chiesa di Santa Agnès, il cui portico si trova vicino all’antica entrata principale, e del tempio di Sant Mateu, coronato da un semplice campanile a vela, conferiscono una singolare bellezza al paesaggio rurale di entrambe le valli. Da parte sua, la visita alla chiesa di Sant Rafel, costruita alla fine del XVIII secolo, offre un eccellente panorama sulla città d’Ibiza e un campanile curvilineo che conferisce leggerezza all’austera facciata.

Fiore di mandorlo
Fiore di mandorlo
Foto da Promoción Turística de Ibiza

Santa Agnès e i mandorli: questa piccola frazione si trova nella vallata di Pla de Corona, uno dei luoghi più tranquilli d’Ibiza. Il miglio periodo per visitarlo è fra gennaio e febbraio, quando fioriscono le sue centinaia di mandorli.

I vigneti di Sant Mateu: il nord del municipio è legato tradizionalmente alla produzione vinicola e attualmente ospita gli impianti di due cantine dell’isola che producono vini con I.G.P. Ibiza, Vino de la Tierra | Vi de la Terra.

5 cose da fare a Sant Antoni

  1. Praticare sport acquatici e nautici oferti nella nella baia: subacquea, vela, kitesurf, paddle surf, sci nautico, parasailing, moto d’acqua, kayak, pesca…
  2. Godersi una escursione in barca per ammirare la bellezza delle scogliere di Ses Balandres e Cala d’Albarca, così come delle Riserve Naturali di Es Vedrà, Es Vedranell e gli isolotti di Ponente.
  3. Percorrere a piedi il percorso costiero che unisce Sant Antoni a Cala Salada, addentrarsi in bicicletta nella zona conosciuta come Es Broll, passeggiare per il Pla de Corona fino ad arrivare alla scogliera con vista sugli isolotti di Ses Margalides…
  4. Comprare prodotti locali nel Mercato di Forada (sabato), al Mercato agricolo di Sant Antoni (venerdì) o al Mercato dell’artigianato di Sant Rafel (giovedì, da luglio a settembre).
  5. Visitare una cantina e degustare i vini dell’isola.

Le spiagge di Sant Antoni

Cala Gració, Ibiza
Cala Gració

Sant Antoni ospita cale e spiagge ideali per i più piccoli che spiccano anche per la bellezza dell’ambiente o dei sui panorami. All’interno del nucleo urbano di Sant Antoni ci sono le spiagge di Es Puetó, S’Arenal e Caló des Moro, le quali si aggiungono alle spiagge della baia che amministrativamente appartengono a Sant Josep. A pochi in minuti in auto o in autobus dal paese ci sono Cala Gració e Cala Gracioneta, due cale circondate da pini, separate da un piccolo promontorio; le acque color turchese del fotogenico litorale formato da Cala Salada e Cala Saladeta -uno dei più fotografati a Ibiza- e le terrazze di pietra di Punta Galera, un’antica cava di pietra che è diventata il luogo preferito dai praticanti del nudismo.

Cosa fare e vedere a Sant Joan

Chiesa di San Miquel
Iglesia Sant Miquel
Foto di Vincent Marí

Sant Joan e la sua chiesa: il paese che dà nome al municipio è un luogo tranquillo e con incanto, le cui poche case si trovano lungo la strada e intorno alla chiesa dedicata a San Giovanni Battista. Il tempio, finito di costruire nell’anno 1770, si struttura intorno a una unica navata rettangolare con volta a vela e sette cappelle laterali. Altri segni distintivi del tempio sono il suo campanile, costruito nel XIX secolo, e il suo portico con due archi. Le domeniche, la piazza che si trova di fronte alla chiesa diventa un punto d’incontro dei visitatori che si recano al mercato artigianale e gastronomico.

6 cose da fare a Sant Joan

  1. Ammirare la bellezza delle scogliere del nord d’Ibiza a bordo delle barche d’escursione che partono da Portinatx.
  2. Esplorare i dintorni delle spiagge di Portinatx, Port de Sant Miquel e Cala de Sant Vicent sopra una tavola di paddle surf o a bordo di un pedalò.
  3. Percorrere l’itinerario che conduce fino alla Punta des Moscarter e il faro omonimo, il più alto delle Isole Baleari; o scendere a piedi fino alla remota cala vergine di Es Portitxol, sulla costa di Sant Miquel.
  4. Ammirare le favolose viste dall’alto della Torre des Molar, situata a pochi chilometri dal Port de Sant Miquel e dove si arriva dopo un percorso di trekking.
  5. Comprare artigianato e prodotti agricoli del nord d’Ibiza nel mercatino domenicale di Sant Joan.
  6. Salire sul trenino turistico che parte da Portinatx e scoprire alcuni degli angoli più belli del nord dell’isola

Le spiagge di San Joan

Cala de Sant Vicent, Ibiza
Cala de Sant Vicent
Foto da Promoción Turística de Ibiza

La costa settentrionale ospita cale per tutti i gusti, da quelle con tutti i servizi fino a quelle nascoste sotto le scogliere, idonee per chi desidera allontanarsi dal trambusto o praticare nudismo. Le spiagge di Port de Sant Miquel, Cala de Sant Vicent, S’Arenal Gran, S’Arenal Petit e Port de Portinatx hanno attrezzature, ristoranti, negozi e noleggi d’attività acquatiche, che le rendono una scelta molto adeguata per le famiglie. È anche molto popolare Benirràs, grazie al suo ambiente hippy, i suoi tramonti e la singolarità del paesaggio delle sue casette dei pescatori con l’isolotto Cap Bernat.
Le restanti cale di Sant Joan sono perfette per chi non ha bisogno di servizi o per chi vuole semplicemente a portata di mano un chiosco per poter noleggiare lettini e ombrelloni: Cala de Xarraca, Cala des Xuclar, Cala d’en Serra, S’Illot des Renclí, Es Pas de s’Illa e Caló des Moltons.



La provincia di Cádiz: in viaggio tra pueblos blancos, un’enogastronomia divina e spiagge torride

Cádiz e la sua provincia fanno parte dell’Andalusia, una delle regioni più affascinanti della Spagna e, non esagero, di tutta Europa. La provincia di Cádiz, che conta 45 municipios e circa 1.300.000 abitanti, arriva quasi a toccare l’Africa con le sue coste.
Lo Stretto di Gibilterra, dove si incontrano il Mediterraneo e l’Oceano atrantico, dista solo 14 Km dalle coste del continente africano e, state certi che un viaggio in nave tra Tarifa e Tangeri non vi porterà via troppo tempo.
Con una temperatura media di 18° C, 300 giorni di sole, pari a circa 3000 ore all’anno in cui potete godervi il cielo azzurro da queste parti, la provincia di Cádiz può contare 268 Km di costa di cui 138 km di spiagge.

Ma non è di numeri e di spiagge ( non solo) che vi parlerò questa volta.
Se in altri articoli su questo sito ho elogiato la gastronomia andalusa, oggi lo farò di nuovo, passando da una delle cose più belle che ho potuto ammirare vivendo in questa splendida regione spagnola: i pueblos blancos.

I pueblos blancos

Arcos,
Foto di Santiago Galvin

I pueblos blancos sono tanti, belli e diversi tra loro. Se vi spostate in auto vi capiterà di “avvistarne” qualcuno tra Siviglia e Cádiz, tanto che vi verrà voglia di abbandonare la strada principale per correre ad ammirarne tutta la bellezza da vicino.
Arcos, Grazalema, Setenil de la Bodegas, El Bosque, Olvera e Zahara de la Sierra sono solo alcuni dei più noti paesini che fanno di La ruta de los pueblos blancos ( la via dei pueblos blancos) un meraviglioso percorso tra questi bianchi villaggi andalusi.
Hanno anche piccoli o grandi hotel che permettono a chi vuole di fermarsi almeno una notte e botteghe di artigianato locale che ne raccontano passato e presente in tutta la loro purezza.

Arcos de la Frontera

foto di Juan de Dios Carrera

Arcos oltre ad essere un ottimo punto di partenza per la Ruta de Los Pueblos Blancos è anche considerato uno dei villaggi più belli di tutta l’Andalusia. La sua storia e il clamoroso panorama che si gode dalla cima della rupe in cui sono collocati i suoi maggiori monumenti, lo pongono come una tappa quasi obbligatoria quando si viene dalle parti di Cádiz.

Setenil de las Bodegas

Setenil de las Botegas
foto da www.cadizturismo.com

Setenil de las Bodegas è diventato celebre per essere il paese della roccia. Un’enorme roccia infatti alberga sopra diverse vie di Setenil, rendendo incredibile un villaggio già bello per il bianco delle sue case. Una visita qui non può assolutamente mancare, anche per i panorami e il buon cibo ovviamente.

Il queso Payoyo ( formaggio Payoyo)

Tabla de queso payoyo _Setenil de las Bodegas
foto di David Ibáñez Montañez

Nell’entroterra della provincia di Cádiz, grazie alla produzione di formaggi derivati dal latte di capra payoya e pecora merino, sono stati vinti moltissimi riconoscimenti nazionali e internazionali.
Tra questi il Queso Payoyo è uno tra i formaggi più famosi prodotti a Villaluenga del Rosario, nel cuore della Sierra di Cádiz.

Olvera

Olvera
Foto da Cadizturismo.com

Olvera non ha decisamente niente da invidiare agli altri villaggi bianchi della ruta de los pueblos blancos.
Qui le strade tra le case bianche, i vasi appesi ai muri in stile tipico andaluso e le strade che salgono e scendono ripide sono all’ordine del giorno. Perdersi tra le vie di queste piccole cittadine assaporando la bellezza della gente del posto e i gusti dei prodotti della gastronomia locale, è un piacere che non potete perdere per nessun motivo al mondo.

La via verde

Via Verde
Foto da Cadizturismo.com

Da Olvera passa anche la via verde, un percorso naturalistico che si estende dalla Sierra di Cádiz fino alla Sierra sud di Sevilla.
Unire la Ruta del Los pueblos blancos con la via verde potrebbe essere un’occasione unica per ammirare luoghi divini, esplorare la natura andalusa, respirare aria pulita e mangiare ottimo cibo mediterraneo della zona!
Per tutte le info sulla via verde, potete consultare il sito internet dedicato.

Zahara de la Sierra

Zahara de la Sierra
Foto di Andrés M. Dimungues Romero

Calle Ronda.
Vi dico solo questo.
Zahara de la Sierra ha molti angoli meravigliosi, tra cui la sua posizione incredibile, ma Calle Ronda è qualcosa di davvero unico ( per me).
Una via in salita con pavimento acciottolato piena di bianco dappertutto con tante terrazzine, porte e finestre.
L’Andalusia come piace a me…
Quella che ti fa emozionare solo a metterci piede…

Enogastronomia locale

Olio d’oliva
Foto da Cadizturismo.com

Gran parte delle ricette tradizionali della provincia di Cádiz, hanno come ingrediente principale l’olio di oliva, che dal 2002 ha ottenuto la denominazione di origine controllata della Sierra di Cádiz.
Un olio ha dei profumi selvatici, leggermente piccanti e amari, frutto di un raccolto in terreni accidentati dove la produzione massiccia è quasi impossibile.
Un olio divino.

I vini

Consejo regolador del vino de Jerez
Foto da Cadizturismo.com

Anche i vini stanno cominciando a dare molte soddisfazioni a questo territorio, tradizionalmente legato ai vini bianchi e fini ma che, da qualche tempo, vanta anche ottimi vini rossi.
La provincia di Cádiz e molti dei suoi comuni hanno fatto del turismo enogastronomico un grande punto di richiamo per i turisti di tutto il mondo.
Jerez de la Frontera, El Puerto de Santa María, Chiclana e Sanlúcar de Barrameda contano assieme più di 7.000 ettari di vigneti che da secoli producono vini e grappe di Jerez.
E non è solo di un’attrazione per gli amanti dell’enoturismo. Il patrimonio, la natura e il paesaggio hanno reso tutto quanto un luogo stupendo in cui passare intere giornate.

Manzanilla e Gamberi a Sanlucar


Manzanilla e gamberi
Foto da sanlucarturismo.com

Una delle tante cose che non potete perdere viaggiando nella provincia di Cádiz, sono i celebri gamberi di Sanlucar de Barrameda e, perchè no, anche uno dei suoi vini più celebri: il Manzanilla.
Questo abbinamento quasi perfetto, si presta bene ad un pasto leggero in spiaggia. Le antichissime tradizioni del Manzanilla ne fanno un vino bianco tra i più leggeri delle cantine di Jerez, ottimo da gustare con i famosi gamberi della zona.

Il Cacao Pico

Cacao Pico
Foto Cadizturismo.com

Nella zona vinicola del “marco de Jerez”, troverete un liquore nato nel lontano 1824, fatto ancor oggi con tecniche antiche rispettose dei tempi e dell’ambiente.
Il Cacaco Pico nasce a El Puerto de Santa Maria, non lontano da Jerez de la Frontera.
Il Cacao Pico viene utilizzato in pasticceria, può essere consumato freddo assieme al gelato o magari con dei cubetti di ghiaccio. Ha ricevuto alcuni premi, sia come miglior liquore che in alcuni cocktail di cui faceva parte come ingrediente principale.

Tarifa

Bodegón de Atún- Conservera de Tarifa
Foto di Cadizturismo.com

Ci spostiamo fino a Tarifa per scoprire due specialità della gastronomia della provincia di Cádiz e anche una delle località più ventose e torride dell’intera Andalusia.
Tarifa è uno di quei posti speciali di cui ti innamori, anche se non ci sono paesini bianchi meravigliosi o monumenti clamorosi.
A Tarifa c’è vento, spiagge enormi e vita anche d’inverno quando ci misi piede per la prima volta.
Un mio studente diceva che qui sono tutti un po’ folli per colpa del vento che soffia costantemente.
In verità, il vento più forte che io possa ricordare fu una notte a Cádiz: all’improvviso una finestra della mia stanza si spalancò e il vento del Mediterraneo entrò senza permesso dentro la mia camera!
Assieme ai profumi dell’Andalusia…

Tarifa
Imagen de Peter Pieras en Pixabay

Dicevamo della gastronomia di Tarifa, giusto?
Andando in giro per questa cittadina troverete tanti negozietti, bar, ristoranti, gente in spiaggia che fa surf e kite surf, ma non dimenticate mai che siete in Andalusia, la regione spagnola dove può fare caldissimo e dove si mangia divinamente.

Tocino de cielo

Tocino de cielo
Foto da Cadizturismo.com

Il Tocino de cielo è un dessert tipico della zona, le cui scuole più famose sono a Tarifa e Jerez.
E’ creato con tuorli d’uovo, zucchero e caramello ed è il dessert giusto per addolcire le vostre giornate.
Una delle pasticcerie più famose dove provarlo a Tarifa è certamente la Pasteleria la tarifeña.


Prima di passare all’interno e salire un po’ sulle colline tra altri piatti tipici e qualche pueblo blanco, fermiamoci un attimo su queste due meravigliose specialità “vista mare”

Amontillado y camarones con huevo frito

Amontillado y camarones con huevo frito_ E Puerto de Santa Maria
Da Sprint Sherry

L’amontillado è uno dei tanti vini della zona che dovete assolutamente provare. E’ un vino elegante che va bevuto fresco e si adatta bene a ogni esigenza.
In questo particolare piatto, con gamberi e uova fritte, esalta e mescola i sapori del mare e della natura.

Atún encebollado

Atún encebollado
Foto da Cadizturismo.com

Con tutte le località di mare che ci sono nella Provincia di Cádiz, trovare un buon tonno non dovrebbe essere un grosso problema. Tuttavia, se programmate un viaggio da queste parti, scoprirete che tra maggio e giugno, in località come Tarifa, Conil, Barbate e Zahara de los athunes, si organizzano diversi eventi chiamati Ruta del Atún, nei quali probabilmente riuscirete anche a provare tanti piatti a base di tonno come quello della foto ( con tonno e cipolla).

Filetto di tonno al burro
Foto Cadizturismo.com

El gastor

Tornando un po’ verso l’interno della provincia, si possono scoprire altri paesini bellissimi ma un po’ meno noti al turismo di massa: El Gastor sembra un vero e proprio giardino con le sue tipiche case bianchissime da vero pueblo blanco, vasi appesi ovunque, palme nelle piazze e piante enormi sparse qua e là.
El Gastor è anche conosciuto come “el Balcón de los Pueblos Blancos” ( il balcone dei pueblos blancos) per la posizione che ne favorisce le viste mozzafiato.
Una ragione in più per venire qui, credo…

Piatti tipici

I piatti popolari della zona di el Gastor includono stufato, spezzatino, zuppe, uova strapazzate di asparagi e altri a base di pollame e maiale.
Ma un piatto tipico di questo paese di montagna è certamente lo Spezzatino di Asparagi ( Guisote de espárragos) che è un composto a base di pane, olio, acqua e ovviamente asparagi di terra. Tutto questo viene servito in una grande pentola di famiglia della quale tutti, provvisti di cucchiaio, pane e vino, possono servirsi e mangiare.

Algodonales

Algodonales
Foto di Cadizturismo.com

No, non sono impazzito all’improvviso! Anche Algodonales è uno splendido pueblo blanco della provincia di Cádiz, ma volevo iniziare raccontandolo con uno dei tanti eventi che lo rendono caratteristico e famoso.
Quella della foto sopra è la rievocazione storica del 2 di maggio ( 2 de mayo).
Qui ad Algodonales viene ricreato l’evento che ad inizio maggio del 1810 mise di fronte gli abitanti di questo villaggio e i reggimenti dell’esercito francese guidati da Napoleone Bonaparte.
L a battaglia si lasciò dietro 273 morti e una settantina di case distrutte.
Dal 2005 è nata questa celebrazione in abiti tradizionali, che ha lo scopo di rendere omaggio ai valorosi che affrontarono l’esercito francese.

Olive spaccate
Foto da Cadizturismo.com

Gastronomia locale

Algodonales si trova in una zona ricca di uliveti. L’olio d’oliva da queste parti è un prodotto importante e di ottima fattura, così come le olive spaccate ( aceitunas partidas).
Se venite da queste parti, dovete assolutamente provare i formaggi e vini locali, ma anche un pasticcino tradizionale dalle “tendenze” un po’ arabe: il gañote.

Ubrique

Ubrique da San Antonio
Foto di CPL

Ubrique è stata dichiarata sito storico. Oltre che pueblo blanco tenete conto che da qui passa un tratto dell’antica strada romana che ne rivela le antichissime origini ( foto sotto).

UBRIQUE (SIERRA DE CÁDIZ).-
Strada romana che collega Ubrique con Benaocaz.- Foto di Fernando Ruso

Prodotti tipici e gastronomia

Chorizá – Ubrique –
Foto di Francisco Javier Sánchez Ramírez

Anche Ubrique, come altri pueblos blanco di montagna ha la sua bella tradizione enogastronomica.
Si parte dai formaggi locali prodotti in zona: i derivati dal latte di capra payoya gia menzionati, sono tra i più noti.
Le salsicce , salami, prosciutti e altri indsaccati creati con le tecniche del passato sono anch’essi ottimi prodotti da gustare anche come spuntino.
Tra i dolci potete provare anche qui il tradizionale gañote, che viene offerto tra i partecipanti a un concorso dedicato una volta l’anno.

…e per finire…

Lo ammetto…quando si tratta di mangiare e viaggiare, la vita assume un significato meraviglioso e tutto risplende di una luce diversa.
Da Cadizturismo ( grazie grazie grazie!!!)mi hanno inviato così tante foto e info che vorrei continuare questo articolo all’infinito…
Invece chiudo con le ultime tre tapas, con la speranza di tornare presto, anzi prestissimo in questa provincia stupenda!

Tapa de atún y queso – San Fernando –
Foto di David Ibáñez Montañez
Tapa de jamón – San Fernando –
Foto di David Ibáñez Montañez
Croquetas
Foto di Cadizturismo.com





Lanzarote: dal vulcano al bicchiere. La storia dell’isola che produce un ottimo vino dalla lava

Le vigne di La Geria di Thierry GUIMBERT da Adobe stock

I vigneti di Lanzarote sono diversi dagli altri. Rappresentano una delle tante “battaglie” che si sono susseguite tra l’uomo e l’ambiente. Se provate a fermarvi in una cantina di La Geria e a fare un assaggio, vi renderete conto che qui l’uomo è riuscito davvero a vincere una grande sfida. In questo caso, però, ha reso bello il paesaggio e creato qualcosa di buono per la terra e per l’economia.

I vigneti di Lanzarote crescono su un mare basaltico di rocce nere formatosi dopo l’eruzione del Timanfaya nel XVIII secolo.
Questo è solo il primo dei tanti ostacoli che un normale vigneto potrebbe incontrare se volesse produrre uva da vino.
Buon vino intendo!
A tutto questo bisogna aggiungere il clima di Lanzarote che è paradisiaco per gli uomini ma non certo per la coltivazione della vite: tanto sole, pochissima pioggia e anche vento forte.

Nonostante tutto sembri al limite dell’impossibile, i vini di Lanzarote continuano a vincere numerosi riconoscimenti per la loro bontà e il loro gusto, segno che dietro il lavoro dei contadini non c’è solo l’impegno nel voler coltivare qualcosa in condizioni difficili , ma anche la grande capacità di creare un prodotto eccellente.

El Grifo de Lanzarote ha vinto un premio in un concorso di Bruxelles per la sua Malvasia Volcanica Lias 2018 e uno per la Collezione Rossa 2019, spuntandola tra 10.000 vini provenienti da quasi 50 paesi diversi. Premiate anche le cantine di Martinon, Rubicon e La Geria.

Ma da dove arriva davvero il “segreto” della coltivazione dei vigneti di Lanzarote?
I vignaioli si sono accorti che sotto la lava e la cenere il terreno formato da sabbia e argilla era ancora fertile e così hanno scavato profonde buche a forma di imbuto e piantato 3 viti in ognuna di esse. Hanno anche aggiunto muri in pietra semicircolari per proteggere le viti dai forti venti e dalla cenere vulcanica che si muoveva con loro.

Per quanto riguarda l’assenza di pioggia, è stato sfruttato lo strato di lapilli (piccoli frammenti di lava), che hanno un effetto termoregolatore sul sottosuolo. Questo facilita la filtrazione della pioggia evitando l’evaporazione dal terreno e mantenendo una temperatura costante.



Minorca: l’isola protetta dove regna la natura


L’immagine di Minorca è quella di un’isola verde con molte insenature e spiagge incontaminate. Insomma: tranquillità, natura e la vita a ritmi lenti. Ma se andiamo a vedere cosa “nasconde” di bello quest’isola in realtà c’è molto, molto di più: le attività in campagna, gli sport all’aria aperta, le delizie culinarie locali, l’artigianato e molti prodotti locali.

In verità, Minorca è un’isola che mostra i suoi tesori a chi li cerca veramente. Il punto più alto dell’isola è il Monte Toro che misura 358 metri sul livello del mare. La costa settentrionale è aspra e selvaggia con vegetazione rada e sabbia rossastra scura. La costa meridionale, invece, è costituita da anfratti boscosi che scendono verso calette e spiagge con sabbia bianca e mare turchese.

Il mare azzurro di Minorca
Foto di Cyril PAPOT da Adobe Stock

Il clima è particolarmente mite e temperato, anche se una caratteristica dell’isola è la forza del vento del nord. È un vento così forte che ha modellato il paesaggio. L’isola è divisa in otto comuni amministrativi: Maó, Ciutadella, Alaior, Es Castell, Sant Lluís, Es Mercadal, Ferreries ed Es Mig jorn Gran.

La riserva della biosfera

Minorca è stata dichiarata Riserva della Biosfera dall’ottobre 1993 in virtù dello stretto legame tra l’uomo e il territorio. Qui la crescita economica cerca di essere compatibile con la conservazione dell’isola e, con essa, anche l’agricoltura si fa in modo sostenibile. Nel paesaggio è chiaramente percepibile come l’agricoltura si avvalga ancora di antiche usanze, come ad esempio l’uso di pietre a secco utilizzate per delimitare i terreni agricoli.

Il Parco Naturale dell’Albufera des Grau, con i suoi 5000 ettari di superficie, rappresenta il fulcro della biosfera e presenta una salina, un tratto di costa, diversi isolotti e zone umide dove possono trovare rifugio rapaci e uccelli marini. I burroni offrono riparo a una ricca fauna e flora, tra cui un certo numero di specie endemiche e specie in via di estinzione come il nibbio reale e la lucertola muraiola di Lilford. Le dune, i ruscelli, le gole, i boschi di lecci, ulivi selvatici e pini, contribuiscono all’unicità di Minorca come Riserva della Biosfera.

Immagine di jvilellaCFATB da Pixabay

Archeologia a Minorca

Il patrimonio archeologico di Minorca è ricco quasi quanto quello naturale e marino se si considera che sull’isola ci sono in media due monumenti ogni chilometro quadrato! Uno dei più emblematici di Minorca è senza dubbio la Naveta des Tudons, edifici utilizzati come ossari collettivi costruiti in pietra tra il 700 e il 1000 a.C.
Trepucó, Talatí de Dalt, Torre d’en Galmés, Torralba d’en Salort, Cornia Nou sono altri siti che possono dare un’ottima idea del passato preistorico dell’isola. Sono monumenti costruiti utilizzando grosse pietre senza malta che portano con sé un senso di mistero e danno un’idea dei riti compiuti dai primi abitanti che in passato hanno abitato l’isola.

La natura

La campagna di Minorca è incontaminata mentre il 70% del territorio è protetto. Un lungo tratto della costa settentrionale è considerato Riserva Marina e molti isolotti appartenenti a Minorca sono incontaminati e di grande valore ecologico. Queste piccole isole sono abitate da animali endemici, tra cui otto sottospecie della lucertola muraiola Lilford, ciascuna sottospecie unica e diversa. Ci sono una serie di buoni ecosistemi da esplorare: boschi, falesie, zone umide, ruscelli, pozze sorgive e anfratti scavati dall’erosione della roccia calcarea.

Salinas de Addaia.Mongofre Nou.Menorca.Islas Baleares. España.
Le spiagge

Lungo i 216 km di costa di Minorca si trovano un’ottantina di baie sabbiose, oltre a numerose calette e calette nascoste nel litorale. Son Bou, con oltre 2,5 km di sabbia, è la spiaggia più lunga. Le spiagge più piccole sono lunghe appena 100 metri, anche se le dimensioni sono fuori luogo quando si parla di veri e propri paradisi naturali collocati in quella che è una delle mete di vacanza meglio conservate del Mediterraneo.

Lungo la costa settentrionale il paesaggio è selvaggio e indomito, con tonalità prevalentemente terrose, ocra e dorate. Ci sono spiagge e calette meravigliose, nonché fantastici luoghi per lo snorkeling e le immersioni subacquee. Cala Pregonda potrebbe essere la spiaggia naturale più conosciuta, ma Cavalleria e Cala Pilar sono ugualmente meravigliose. Il bellissimo paesaggio di La Vall è dove si trovano Es Bot ed Es Tancat, le spiagge gemelle di Algaiarens. Cala Presili e Cala Tortuga sono spiagge vicine situate nella riserva naturale Parque Natural la Albufera des Grau. Coloro che preferiscono le spiagge con alcuni servizi ma desiderano comunque un ambiente mozzafiato adoreranno le spiagge di Cala Morell, Arenal de Son Saura (Son Parc), l’ampia spiaggia sabbiosa di Es Grau o Cala Mesquida.


La costa meridionale è irresistibilmente attraente, con mare turchese, sabbia bianca e fine e boschi frondosi che offrono ombra quasi fino all’acqua. Le spiagge naturali più conosciute sono: le spiagge gemelle di Son Saura, le famose spiagge di Cala en Turqueta, Cala Macarella y Macarelleta, nonché Cala Mitjana e Mitjaneta. Le spiagge di Trebalúger e Cala Escorxada sono due gioielli un po’ più tranquille in quanto è una passeggiata piuttosto lunga per raggiungerle. Binigaus è un’altra deliziosa opzione: è la spiaggia incontaminata più ampia della costa meridionale ed è facilmente accessibile per una giornata in spiaggia, così come la minuscola spiaggia di Atalis, alla fine della spiaggia di Son Bou. Le spiagge più belle vicine ai resort sono: Son Xoriguer; la maestosa Cala Galdana, quasi sempre calma riparata com’è dalle scogliere; la lunga distesa di sabbia di Sant Tomàs e Cala en Porter. Tra le spiagge della zona di Sant Lluís spiccano le spiagge di Binibèquer, Punta Prima e Binissafúller.


Camí de Cavalls

Il Camí de Cavalls è un ottimo modo per scoprire Il magnifico paesaggio di Minorca. Si tratta di un percorso di 185 km intorno alla costa dell’isola che comprende una varietà di scenari diversi.
La sua origine esatta è sconosciuta; quello che si sa è che il Camí de Cavalls è stato utilizzato per molti secoli come collegamento tra le torri di difesa che erano state costruite per vigilare e salvaguardare l’isola da ogni possibile attacco o invasione. Il sentiero ha avuto vari usi nel corso dei secoli ed è stato forse restaurato e aperto al pubblico nel 2010. Oggi fa parte della lunga rete di sentieri remoti europei, numerata GR-223.

Cami de Cavalls, GR223. Binicalaf Nou. (2011) Minorca. Balearic Islands. Spain.

Gastronomia e prodotti locali

La semplicità è l’essenza della cucina di Minorca; il suo fondamento risiede nelle persone con i piedi per terra, ma che sanno come godersi la vita e come sfruttare al meglio ciò che hanno. Dentro ogni piatto apparentemente umile c’è un tocco di raffinatezza, un delizioso accenno di culture straniere.
I libri di cucina tradizionale contengono tutti ricette per dell’oliaigua e altri piatti a base di verdure, prelibatezze marinare come la caldereta de langosta, ricette di carne e selvaggina, melanzane ripiene e altri piatti al forno come il perol. Ci sono molte ricette per i dolci poiché i minorchini hanno un debole per i dolci. Carquinyols, flaons, pastissets e gli amargo sono alcuni dei dolci e dolci salati che vengono fatti qui.
L’unico prodotto di Minorca conosciuto in tutto il mondo è sicuramente la maionese. Gli esperti concordano sul fatto che in origine fosse una salsa locale prodotta qui sull’isola e che si sia diffusa nel resto del mondo dopo che i francesi invasero Minorca nel XVIII secolo. La teoria è che il duca di Richelieu abbia assaggiato la salsa mentre si trovava sull’isola, per poi riportare la ricetta alla corte francese dove divenne noto come mahonnaise, in riferimento alla città Maó

L’industria alimentare locale ha creato un marchio di garanzia Made in Minorca. Un ottimo esempio è il formaggio che ha ottenuto la denominazione di origine protetta (DOP) Mahón-Menorca ed è stato recentemente classificato tra i migliori del mondo. Il formaggio di Minorca è di forma quadrata, con una crosta di colore bruno rossastro scuro e un sapore leggermente salato.
Il Gin di Maó è stato attribuito a indicazione geografica protetta (IGP) ed è molto conosciuto sia a Minorca che all’estero. Il gin di Minorca è il gin più antico della Spagna. Viene distillato da alcol di vino con bacche di ginepro e una selezione di erbe aromatiche in vecchi alambicchi di rame riscaldati da fuochi a legna ed è uno dei gin più aromatici sul mercato.
Ci sono alcuni liquori e liquori tradizionali oltre al gin di Minorca che vengono prodotti sull’isola, come i liquori alle erbe, il liquore di camomilla autoctono e i liquori agli agrumi che si bevono a fine pasto come digestivo. Negli ultimi anni sono nati alcuni birrifici artigianali. La birra che producono è composta da ingredienti naturali non pastorizzati. Il risultato è una gamma di firme birre di diversi sapori e caratteristiche.

«Vi de la Terra Illa de Menorca» è un’indicazione geografica di qualità del vino. Sono diverse le cantine che hanno riportato in auge il vino tradizionale con metodi di produzione dell’isola, producendo vini dal carattere distintivo dell’isola. Un paio di cantine offrono tour e degustazioni di vini.
L’olio d’oliva è un altro prodotto alimentare di qualità. Sono pochi gli oli extra vergini di oliva prodotti a Minorca, grazie a intraprendenti produttori locali, anche se al momento se ne producono solo quantità molto ridotte.
Il marchio “Made in Menorca” riconosce alcuni dei prodotti a base di carne locali, in particolare il maiale stagionato. Carn-i-xulla è il prodotto più caratteristico, risalente agli antichi metodi di stagionatura romani. Altri tipi di salumi sono “sobrasadas” (sia dolci che stagionati), “botifarrons” e “cuixots“. C’è una piccola quantità di miele prodotto sull’isola. Apprezzato per molti secoli, l’autore romano Plinio sosteneva che il miele dell’isola era il migliore al mondo dopo il miele greco.



Minorca: il luogo perfetto per ammirar le stelle

Conservare un’isola nel rispetto di ambiente e natura non significa solo avere un mare meraviglioso, tanto verde e tanti animali, ma anche poter godere del cielo senza che troppa luce artificiale disturbi la visione dello spettacolo notturno.
Dal 2019 Minorca ha anche la certificazione di destinazione turistica “Starlight“, il che significa che quest’isola è stata selezionata tra le destinazioni ideali per godersi le meraviglie delle costellazioni e delle galassie e degli sciami meteorici ad esempio.
A Minorca ci sono alcuni punti suggeriti da Starlight dove si possono trovare le condizioni ideali per osservare il cielo notturno. Cala Macarella è una spiaggia tranquilla e isolata dove si possono vedere le stelle senza essere disturbati da troppe luci artificiali. I fari sono invece luoghi spettacolari da cui osservare il mare, le stelle e, perché no, da cui scattare fantastiche foto da condividere o da portare a casa e conservare come ricordo.
Il Faro de Cavalleria o il Favaritx (foto di copertina) vi lasceranno senza fiato.

Immagine di Xose Vidal da Pixabay

Da tenere in considerazione anche il Pont den Gil (nella foto sopra), sia per le osservazioni serali che per le viste mozzafiato


Rispetta Minorca

Venire in vacanza a Minorca non significa solo pensare a godersi la natura e un mare unico al mondo, ma anche entrare per qualche giorno in un’area protetta che, come tale, va preservata e rispettata. La regola del buon turista e del buon viaggiatore implica che a Minorca si debbano rispettare alcune regole, come quelle più semplici di non sporcare l’ambiente lasciando rifiuti in giro o magari rovinando le spiagge e il mare. I mozziconi vengono messi nei posacenere e tutto deve restare al suo posto. Gli animali e le piante che vivono qui devono continuare a vivere in totale tranquillità, così come le persone che qui hanno sempre lavorato e vissuto.
La terra e la natura appartengono a tutti.
Non dimentichiamolo!

Fonte: Menorca.es
Foto: Adobe stock, Pixabay e Unspash.

Come sopravvivere e divertirsi a Siviglia e in Andalusia da solo per 6 mesi


Sono arrivato a Siviglia in un fresco febbraio di qualche anno fa, dopo aver vinto una borsa di studio Erasmus. Avevo già visitato questa splendida città da turista e l’idea di viverci per qualche mese mi entusiasmava alla follia! Uno dei dubbi che più mi infastidiva (ammesso che qualcosa potesse darmi fastidio di fronte a tutta questa bellezza) era l’idea di poter sopravvivere con la singola borsa di studio mensile che mi offriva la Comunità europea. Dopo aver trovato una stanza che copriva già il 50% delle mie spese, mi sono reso conto che con l’altra metà avrei dovuto sostenere tutto il resto e che, pensavo erroneamente, non sarebbe stato così difficile visto che ero solo in una città sconosciuta, che avrei dovuto lavorare e che vivevo ancora in una zona relativamente economica.


Il mio primo errore di valutazione
Photo by Andrea Piacquadio on Pexels.com

Ma niente andò come immaginavo…
Insegnavo italiano in una scuola di lingue a Dos Hermanas, la città più popolosa del distretto di Siviglia e dintorni. A parte tutto quello che non dirò, ricordo che il primo giorno diverse persone a scuola e fuori mi chiesero se avessi qualcuno con cui uscire.

“No, sono appena arrivato e conosco solo te ei miei coinquilini” fu la mia risposta.

Fu così l’inizio di interminabili visite alle taperie di Siviglia e Dos Hermanas, feste locali, notti infinite e fine settimana trascorsi fuori.

Se non per dormire un paio di volte, mangiare e fare la doccia ogni giorno, la mia stanza non era quasi più necessaria….
A un certo punto i miei coinquilini erano diventati degli estranei.

…e adesso?
Photo by Jeff Stapleton on Pexels.com


“…e adesso? ora come ci parli di come sopravvivere in Andalusia con pochi soldi?”

Siviglia è piena di pub, taverne, locali dove mangiare e bere. Una birra ma anche una tapa costano pochissimo e, a meno che non vogliate ingozzarvi tutti i giorni , non spenderete troppo per passare la serata in compagnia. Parlavamo, bevevamo, camminavamo, ascoltavamo musica e, soprattutto, con il tempo scoprivamo nuovi posti.

Ho passato intere domeniche ad ascoltare jazz o a frequentare eventi a cui non avrei mai partecipato da nessun’altra parte, solo perché l’idea di passare qualche ora al caldo con un bicchiere di Tinto de Verano mi rilassava in quel posto. Oppure mi piacevano le persone che frequentavano un certo locale e l’idea che fosse anche economico lo metteva al primo posto per quel giorno.

Siviglia e tutte le città e paesi andaluse hanno molti eventi tradizionali come la Feria. Per un prezzo onesto si mangia e si beve (molto bene) per giorni e giorni, incontrando gente e ballando fino allo sfinimento. Le scuole chiudono e la gente esce presto dal lavoro. Se conosci molte persone hai l’onore di essere invitato e, se sei una ragazza spesso ti viene prestato un abito tradizionale per partecipare all’occasione (molti ne hanno uno che non si adatta più a un membro della famiglia e lo prestano a chi ne è sprovvisto).

Viaggiare e spostarsi economicamente
Photo by gya den on Pexels.com

E se vuoi andare al mare, sappi che da fine marzo in poi in Andalusia rischi già di prenderti una bella scottatura (e te lo dice un italiano cresciuto al mare). Ho trovato passaggi per Tarifa, autobus economici per Cadice e, una volta, anche una Seat ibiza piena di gente che fumava roba piuttosto illegale (credo) che mi ha portato gratis al porto di Algeciras, dove ho preso una nave per il Marocco e ho passato un weekend assurdo a costi super economici (per noi europei).


In breve …
senza dover vivere in casa e nemmeno dover profanare il caveau di famiglia, ce la si può benissimo cavare per qualche mese stando attenti a frequentare buona compagnia e mangiare decentemente. Non so come sia cambiato il mondo dopo il covid ma gli andalusi prima erano persone meravigliose e, non credo siano cambiati con la pandemia!
Poi, per parafrasare Clint Eastwood in uno dei suoi famosi film “Gunny”, vale sempre la regola di base: “improvvisare, adattarsi e raggiungere lo scopo


10+ 3 cittadine europee abbandonate che solo un viaggiatore solitario veramente coraggioso dovrebbe visitare



Può capitare che, tra un viaggio e l’altro, ci venga voglia di tentare la fortuna e di organizzare qualcosa di un po’ più emozionante del solito. Sai, viaggiare da soli può significare qualche imprevisto in più ma, se per un motivo o per l’altro decidiamo di allontanarci da tutto e da tutti, ecco alcune città o paesini in giro per l’Europa che solo i più coraggiosi dovrebbero visitare viaggiando da soli.

Si tratta di alcuni villaggi che per vari motivi (eventi geologici, guerre o altro), sono stati evacuati e mai riportati allo stato originario. Gli abitanti sono stati trasferiti in massa in nuovi insediamenti vicini e ora solo curiosi , fotografi e fauna selvatica vagano qui.

1.Oradour sur Glane: Questo villaggio francese non lontano da Limoges è ricordato per un massacro avvenuto il 10 giugno 1944, durante la seconda guerra mondiale. Qui hanno perso la vita 642 persone e, da allora, qui è stato allestito solo un museo della memoria. Tutto il resto è in stato di abbandono.
Se decidi di venire qui, ricorda cosa è successo e che rimane ancora un luogo della memoria.

Auto distrutta a Oradour Sur Glane (Photo by Guitou60 from Adobe stock Photo)

2.Doel, in Belgio, ha una storia molto particolare: fino agli anni ’70 contava un migliaio di abitanti ma con il nuovo progetto di ampliamento del porto di Anversa si decise di iniziare qui la demolizione delle case. Tuttavia, ci sono ancora alcune centinaia di “dissidenti” che non vogliono sapere di vendere la loro casa e, oggi, Doel è diventato il villaggio della street art e dei murales. Così rimangono finestre e porte chiuse e pareti piene di disegni incredibili. Forse una visita qui potrebbe valere qualche ora del tuo viaggio se sei appassionato di street art

Doel: facciata di una casa abbandonata (Photo by Ronny from Adobe stock Photos)

3. Pripyat ha una storia molto speciale. Fu evacuata dopo il disastro di Chernobyl, il noto incidente alla centrale nucleare del 26 aprile 1986 che inizialmente causò 65 morti. Pripyat è ora visitabile grazie ad alcuni tour operator di Kiev che qui organizzano escursioni.
Sulla via del ritorno, se proprio non resisti all’idea di visitare questo luogo desolato, ci sono ancora molti controlli sulle radiazioni. Sembra addirittura che poche centinaia di abitanti siano riusciti a sfuggire ai controlli e ora risiedano stabilmente qui.

Pripyat: Autoscontri abbandonati-Photo by Robert Armstrong from Pixabay


4.Se è già difficile pensare di andare alle Isole Svalbard (da soli o in compagnia), cercare di arrivare a Pyramiden potrebbe rivelarsi affascinante ma alquanto proibitivo. Fondata come città mineraria nel 1910, Pyramiden porta questo nome a causa della forma della montagna alle sue spalle. Nel 1998 è stata abbandonata dagli ultimi minatori russi dopo essere stata utilizzata per anni da diverse compagnie minerarie. Dal 2011 sembra essere stata nuovamente abitata a scopo turistico. Se non ti piace l’idea di venire qui per incontrare orsi, uccelli, animali selvatici e qualche uomo, però, sappi che alle Isole Svalbard puoi visitare altre 3 città fantasma:
-Advent City
-Grumantbyen ( foto sotto)
-Colesbukta
… se non verrai mangiato prima da un orso polare…

Grumant settlement at Svalbard, Spitzbergen

5. Belchite,in Spagna, fu anch’essa distrutta da una guerra. Siamo nel periodo della guerra civile spagnola e il 22 agosto 1937 quando iniziò un assedio che finirà solo all’inizio di settembre. Belchite sarà completamente distrutta e qui rimarrà solo un monumento degli eroi. Successivamente qui verranno girati alcuni film. Ma quello che vedete nella foto sotto è ciò che resta del centro storico della città.

a view of the remains of the old town of Belchite, Spain, destroyed during the Spanish Civil War and abandoned from then, highlighting the San Martin de Tours church

6.Craco è un piccolo comune della provincia di Matera in Italia e negli anni ’50 iniziò a spopolarsi a causa di una frana che mise in pericolo la stabilità delle sue case. All’inizio degli anni ’80 Craco divenne un paese fantasma anche se oggi è una vera e propria meta turistica e in alcune occasioni anche un set cinematografico. Sicuramente una meta alla portata anche dei più timorosi.

Un asinello bruca con l sullo sfondo Craco, la ghost town

7. Dvigrad è una città croata medievale chiamata anche Due Castelli. La sua storia è stata costellata di battaglie e continui assedi ai quali ha spesso resistito grazie alle sue fortificazioni ma, solo nel 1715, a seguito di una forte epidemia di malaria, anche gli ultimi abitanti furono costretti ad abbandonare

Immagine aerea di Dvigrad

8.Poche informazioni su Jantuha, città dell’Abkhazia, una delle repubbliche autonome in cui è divisa la Georgia (ex Unione Sovietica), ma è certo che guardando l’immagine probabilmente anche il più impavido dei viaggiatori solitari troverebbe difficile entrare in un luogo così desolato e abbandonato. Non vi ricorda una scena del film “Eurotrip”?

Abandoned mining ghost-town Jantuha, Abkhazia. Destroyed empty houses, the remains of the cars, remnant of The Georgian-Abkhazian war

9.Questo è un vero gioiello e, anche se sconsigliamo di dormire la notte, merita sicuramente una visita. Kayakoy è un villaggio in stile greco completamente abbandonato che si affaccia sul Mar Egeo ma sorge, o meglio sorgeva un tempo, sulle coste turche.
Gli abitanti ora vivono nella valle e il turismo qui non manca di certo grazie a questi splendidi ruderi immersi nel verde. Per tutti i tipi di viaggiatori.

Kayakoy

Ten. Irbene and Skrunda-1 In Lettonia ci sono due basi militari russe con radar giganti anch’essi abbandonati. Se volete fare una vacanza al mare qui non siamo molto lontani dai freschi mari del Nord Europa e, a giudicare dalle foto, già all’interno del sito abbandonato si possono vedere alcune dune di sabbia. Ci sono anche alcuni hotel nella zona.
Pensateci!

Foto: Edijs Pālens, http://www.edijsfoto.lv